C’è chi torna al paese natio per Pasqua per la classica scampagnata e chi, come Maria Lea Pettolino, torna per trascinare per le strade un’enorme torcia infuocata da cinque tonnellate. Sì, avete capito bene: cinque tonnellate di legno e fiamme che danzano nella notte del Venerdì Santo.
Una passione nata da bambina.
Chi ha avuto a che fare con le Fracchie di San Marco non può non ricordare che da piccoli si restava incantati a guardare quelle enormi colonne di fuoco avanzare lentamente per le strade. Un po’ come accaduto a Maria Lea, oggi 41enne romana d’adozione ma sanmarchese nel cuore. Dal 2003 vive nella capitale, ma c’è un appuntamento a cui non manca mai: la processione delle fracchie nella sua San Marco in Lamis.
Nel 2016 ha deciso che non voleva più essere solo spettatrice. Desiderava essere tra quelli che tirano quelle enormi fiaccole, sentire sulla pelle il calore delle fiamme, partecipare attivamente a questa tradizione che mi ha sempre emozionato.
Sammarchesi nel mondo: la fracchia degli emigrati.
Oggi Maria Lea fa parte del direttivo dell’Associazione Le Fracchie e ogni anno è tra i volontari che trainano la fracchia dedicata agli emigrati, quella che porta il nome emblematico di “Sammarchesi nel mondo”.
Immaginate un tronco cavo lungo come due automobili parcheggiate una dietro l’altra e largo come una porta. Poi riempitelo di legna e resina, accendetelo… e provate a spingerlo per le strade del paese!
Il peso? Circa 50 quintali. La fatica? In realtà non la senti perché sono in tanti a tirarla. È uno sforzo collettivo, un momento di condivisione unico.
Donne e tradizione: un binomio sempre più forte.
Quella delle fracchie è una tradizione storicamente maschile, ma le cose stanno cambiando. Ormai sono molte donne a partecipare attivamente. C’è chi ancora storce il naso, ma la maggior parte della comunità le sostiene.
E mentre parla, i suoi occhi si illuminano come le fracchie che tanto ama: la cosa più bella è vedere i bambini che le guardano con lo stesso stupore che aveva lei da piccola. È così che la tradizione si tramanda: non con le parole, ma con l’emozione.
Il Venerdì Santo più emozionante.
Quest’anno la processione è prevista per il 18 aprile, e Maria Lea è già in fibrillazione: ogni volta è come la prima. Quel misto di trepidazione, fatica e gioia è indescrivibile. È come se quel fuoco le chiamasse, ricordasse loro da dove vengono.
E mentre si prepara a tornare nella sua San Marco in Lamis, ci regala un’ultima riflessione: in un mondo che cambia così velocemente, queste tradizioni sono come ancore. Ricordano chi sono, da dove vengono le persone legate alle Fracchie. E quando tirabo quella fracchia, sentono di fare parte di qualcosa di più grande di loro.
Chissà quanti bambini, stavolta, guarderanno Maria Lea trainare la sua fracchia e sogneranno un giorno di poter fare lo stesso. Perché è così che nascono le tradizioni che durano secoli: un sogno dopo l’altro, una generazione dopo l’altra.
