Migliaia di visitatori ogni anno affollano Borgo Celano per il Museo Paleontologico, ma la città di San Marco in Lamis resta a guardare. Tra miopia amministrativa e isolamento strategico, ecco perché il “modello Gargano” rischia il fallimento.
SAN MARCO IN LAMIS – Se tre impronte di dinosauro fossero state ritrovate in un’altra regione d’Italia o all’estero, probabilmente attorno ad esse sarebbe stato costruito un distretto turistico ed economico senza precedenti. A San Marco in Lamis, invece, il Museo dei Dinosauri di Borgo Celano – una realtà viva, pulsante e gestita con dedizione da una cooperativa locale – resta un’isola felice ma isolata, un tesoro che non riesce a fare “sistema” con il resto della città.
Una città che ignora il suo potenziale.
Nonostante i flussi turistici massicci che transitano sulla via per San Giovanni Rotondo, il legame tra il Museo e il centro abitato di San Marco in Lamis è pressoché inesistente. I numeri parlano chiaro: migliaia di famiglie visitano ogni anno il parco e il museo, ma questo flusso si ferma a Borgo Celano.
Manca quel “ponte” strategico che porti il turista a scoprire il cuore della città, i suoi servizi e le sue altre eccellenze. Il risultato? Una città che, lentamente, muore di inedia mentre a pochi chilometri dal centro si consuma un successo che non genera ricchezza per la comunità sammarchese.
La miopia dello sviluppo: non solo dinosauri.
Il paradosso è ancora più evidente se si guarda alla stratificazione storica del territorio. San Marco in Lamis possiede un patrimonio che spazia dal Paleolitico al Neolitico, passando per l’Età dei Metalli fino all’era moderna. Eppure:
- i siti archeologici restano spesso nell’ombra, privi di una cartellonistica adeguata o di percorsi integrati.
- i poli spirituali, come i conventi di San Matteo e Stignano, monumenti di una bellezza e di una storia inestimabile, restano tappe scollegate da un’offerta turistica unitaria.
Perché questa paralisi?
La domanda sorge spontanea: perché nulla si muove? La risposta risiede in una visione miope dello sviluppo turistico. Si continua a ragionare per compartimenti stagni, dove la festa o il singolo evento religioso oscurano la necessità di una pianificazione industriale del turismo.
Manca una regia capace di unire le impronte dei dinosauri con il misticismo dei conventi e l’accoglienza del borgo. Senza una visione d’insieme, San Marco in Lamis continuerà a vedere i pullman passare sotto il proprio naso senza che questi lascino valore sul territorio.
“In altre parti del mondo avrebbero costruito un impero su tre impronte di dinosauro. Qui, invece, ci accontentiamo di guardare i visitatori passare, mentre la città si spegne.”
Le tre tappe per la rinascita:
- integrazione logistica: creare collegamenti diretti e pacchetti turistici che includano il Museo dei Dinosauri, i Conventi e il centro storico.
- marketing territoriale: smettere di promuovere le singole realtà e iniziare a vendere il “Brand San Marco” come destinazione unica tra preistoria e spirito.
- collaborazione pubblico-privato: sostenere le cooperative locali e le imprese, invece di relegarle a ruoli secondari o ignorarne l’impatto.
Il tempo delle occasioni perse deve finire. San Marco in Lamis ha l’oro sotto i piedi e la storia tra le mani, ma senza una visione comune, l’estinzione non riguarderà solo i dinosauri, ma il futuro economico dell’intero borgo.
