Nel cuore del Parco Nazionale del Gargano, a pochi passi da San Marco in Lamis, si trova uno dei tesori paleontologici più sorprendenti del Sud Italia. A Borgo Celano, nel giugno del 2000, una scoperta straordinaria ha riportato alla luce un passato remoto, quando il Gargano non era ancora il promontorio che conosciamo oggi, ma una terra abitata dai dinosauri.
La scoperta nella cava: un viaggio nel tempo.
Tutto ha avuto inizio in una cava di pietra, la CO.L.MAR, dove furono rinvenute oltre 60 impronte fossili perfettamente conservate. Si tratta di tracce risalenti al Cretaceo inferiore, tra i 130 e i 133 milioni di anni fa, un’epoca in cui questa porzione di territorio era caratterizzata da ambienti costieri, lagune e pianure fangose.
Le impronte, impresse nel fango e successivamente fossilizzate, rappresentano una testimonianza diretta del passaggio di antichi animali che abitavano queste terre. Non ossa, quindi, ma segni vivi del loro movimento: passi che raccontano una storia.
Le orme: tracce di vita preistorica.
Gli studi condotti sul sito hanno identificato circa 69 impronte, molte delle quali appartenenti a dinosauri bipedi tridattili, ovvero con tre dita. Le dimensioni variano dai 15 ai 40 centimetri, suggerendo la presenza di animali di diverse taglie.
Tra i protagonisti di questo antico scenario emergono:
- dinosauri teropodi, predatori carnivori agili e veloci;
- dinosauri erbivori, probabilmente iguanodonti o forme affini.
Le impronte sono organizzate in brevi piste, segno che questi animali si muovevano lungo percorsi ben definiti, forse alla ricerca di cibo o acqua.
Un ambiente completamente diverso.
Oggi il Gargano è sinonimo di rocce calcaree, boschi e mare cristallino. Ma 130 milioni di anni fa il paesaggio era radicalmente diverso.
Le orme di Borgo Celano si sono conservate grazie a condizioni ambientali particolari: sedimenti fangosi ricoperti da sottili tappeti algali, tipici di ambienti palustri o di pianure tidali. È proprio questo contesto che ha permesso la “registrazione” dei passi dei dinosauri, trasformandoli in fossili.
Quella che oggi è una zona interna del promontorio garganico era, allora, un’area emersa circondata da acque basse e soggetta a variazioni del livello del mare.
Il Parco dei Dinosauri: un museo a cielo aperto.

Dopo la scoperta, il sito è stato valorizzato con la creazione del Museo Paleontologico e Parco dei Dinosauri di Borgo Celano, oggi punto di riferimento per studiosi, appassionati e turisti.
All’interno del museo sono esposti i blocchi originali di roccia con le impronte, oltre a ricostruzioni a grandezza naturale dei dinosauri che popolavano l’area. Il parco offre un’esperienza immersiva, capace di unire rigore scientifico e divulgazione.
Si tratta di uno dei siti paleontologici più importanti d’Italia, non solo per la quantità di impronte rinvenute, ma anche per il loro stato di conservazione e il contesto geologico in cui sono inserite.
Un patrimonio da conoscere e valorizzare.
La scoperta di Borgo Celano rappresenta molto più di un evento scientifico: è un’opportunità culturale e turistica per tutto il territorio.
In un’area spesso conosciuta per le sue tradizioni e la sua natura, questo sito aggiunge una dimensione ancora più profonda: quella del tempo geologico, che racconta una storia lunga milioni di anni.
Valorizzare questo patrimonio significa non solo attrarre visitatori, ma anche rafforzare l’identità locale, creando un ponte tra passato e presente.
Perché, in fondo, tra le pietre del Gargano non si nasconde solo la memoria degli uomini, ma anche quella di un mondo perduto, quando a lasciare impronte erano i dinosauri.
Com’era il Gargano 130 milioni di anni fa?
Circa 130 milioni di anni fa, nel Cretaceo inferiore, il Gargano era un luogo completamente diverso da quello che conosciamo oggi. Dimentica montagne, boschi e paesi: al posto dell’attuale promontorio del Parco Nazionale del Gargano c’era un paesaggio fatto di acque basse, piane fangose e piccole terre emerse.
Un arcipelago tropicale.
Il Gargano non era una penisola collegata alla terraferma, ma un insieme di isole immerse in un mare caldo e poco profondo, simile a una laguna tropicale. Il clima era più caldo e umido rispetto a oggi, senza le stagioni marcate che conosciamo.
Queste isole emergevano a tratti dal mare, creando ambienti instabili: a volte sommersi, altre volte asciutti. È proprio su queste superfici fangose che si sono impresse le orme dei dinosauri ritrovate a Borgo Celano.
Un ambiente tra terra e acqua.
L’area era caratterizzata da:
- pianure tidali (zone costiere che si allagavano e si asciugavano con le maree)
- lagune salmastre
- sedimenti fangosi ricchi di alghe
- assenza di grandi rilievi montuosi
Non esistevano ancora i calcari carsici tipici del Gargano attuale: le rocce che vediamo oggi si sono formate proprio a partire da quei sedimenti marini nel corso di milioni di anni.
I dinosauri del Gargano.
In questo ambiente vivevano dinosauri che si muovevano tra acqua e terra:
- teropodi carnivori, predatori bipedi veloci, simili a piccoli “tirannosauri”
- erbivori, probabilmente iguanodonti o altri dinosauri adattati a nutrirsi di vegetazione bassa
Le loro impronte, conservate nel fango, raccontano movimenti reali: animali che camminavano lungo le rive, forse in cerca di cibo o per attraversare le zone emerse.
Un mondo in continua trasformazione.
Il Gargano di allora era un territorio dinamico:
- il livello del mare cambiava frequentemente
- le superfici emerse potevano scomparire e riapparire
- sedimenti e organismi marini si accumulavano lentamente
Con il passare dei milioni di anni, questi sedimenti si sono trasformati in roccia, sollevandosi fino a formare l’attuale promontorio.
Dal mare alla montagna.
Quello che oggi è un paesaggio di colline, boschi e centri abitati – come San Marco in Lamis – era quindi un ambiente costiero primordiale, abitato da dinosauri e modellato dall’acqua.
Le impronte di Borgo Celano sono una prova straordinaria di questa trasformazione: un frammento di tempo fossilizzato che ci permette di “vedere” il Gargano com’era, quando non esistevano né strade né paesi, ma solo fango, mare e passi di animali giganteschi.
In altre parole, il Gargano non è sempre stato così: è il risultato di milioni di anni di cambiamenti, e sotto i nostri piedi si nasconde ancora la memoria di quel mondo antico.
