È morta il 28 agosto a 72 anni una delle figure fondanti del Centro Aletti. Docente ordinario alla Pontificia Università Gregoriana e consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha dedicato la sua vita allo studio, all’insegnamento e alla ricerca sul mistero trinitario e sull’antropologia teologica. Le sue ultime parole: «La Grazia, la Fede, la Carità, è tutto».
Si è conclusa il 28 agosto la vita terrena di Michelina Tenace, teologa, docente e studiosa originaria di San Marco in Lamis, nel Foggiano, che ha rappresentato per decenni una figura di riferimento nel panorama della teologia cattolica contemporanea e una delle anime fondanti del Centro Aletti.
Aveva 72 anni. La sua morte lascia un vuoto profondo nel mondo accademico, nella comunità ecclesiale e tra le tante persone che nel corso degli anni hanno avuto modo di conoscerla, ascoltarla e condividere con lei un cammino di fede e di ricerca.
Le sue ultime parole raccontano, forse più di ogni biografia, il senso di un’intera esistenza: «La Grazia, la Fede, la Carità, è tutto».
Poi, cantando il “Re celeste”, si è addormentata.
Da San Marco in Lamis a Roma e Parigi
Michelina Tenace era nata a San Marco in Lamis nel 1954. Il suo percorso di formazione l’avrebbe portata lontano dalla sua terra d’origine, attraverso un itinerario di studi caratterizzato da una profonda passione per la filosofia, la letteratura e la teologia.
Ha studiato filosofia a Parigi e successivamente si è laureata in letterature straniere alla Sapienza di Roma.
Il suo cammino accademico è quindi proseguito con il dottorato in teologia alla Pontificia Università Gregoriana, dove ha discusso una tesi dedicata a Vladimir Solov’ëv, sotto la guida di padre Tomáš Špidlík, figura di grande rilievo negli studi sull’Oriente cristiano.
Da quel momento la teologia sarebbe diventata non soltanto il centro della sua attività accademica, ma una vera e propria dimensione esistenziale.
Una vita dedicata alla teologia e all’insegnamento
Michelina Tenace è stata professore ordinario presso la Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana, dove ha insegnato discipline legate all’antropologia teologica, all’Oriente cristiano e alla teologia spirituale.
All’interno della stessa Facoltà ha ricoperto anche un importante incarico istituzionale, quello di Direttore del Dipartimento di Teologia Fondamentale dal 2011 al 2018.
Dal 2018 fino alla sua morte è stata inoltre consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede, ruolo che testimonia il riconoscimento della sua competenza e della sua autorevolezza nel campo della riflessione teologica.
Ma accanto ai titoli accademici e agli incarichi istituzionali, chi l’ha conosciuta ricorda soprattutto la sua capacità di insegnare e di accompagnare gli studenti.
Una capacità che univa la trasmissione rigorosa dei contenuti alla cura della persona, facendo dell’insegnamento non soltanto un’attività accademica, ma anche una forma di relazione.
Il mistero trinitario e l’antropologia teologica
La ricerca di Michelina Tenace si è concentrata principalmente sul mistero trinitario e sull’antropologia teologica, nel tentativo di mettere in dialogo la grande tradizione cristiana con le domande dell’uomo contemporaneo.
Al centro del suo pensiero vi era la convinzione che la teologia non potesse ridursi a un esercizio puramente intellettuale.
La riflessione teologica doveva infatti diventare vita, esperienza, confessione di fede e relazione personale con Cristo.
Il suo tentativo di rileggere in chiave postmoderna la teologia pre-moderna rappresenta uno degli elementi più significativi del suo lascito intellettuale: recuperare la ricchezza della tradizione senza rinunciare alle domande dell’uomo contemporaneo.
Una teologia, dunque, profondamente radicata nella tradizione ma capace di parlare all’esperienza concreta della persona.
Il Centro Aletti, una seconda casa
Una parte fondamentale della vita di Michelina Tenace è stata legata al Centro Aletti, realtà di cui è stata membro fin dall’inizio della sua missione e una delle figure fondanti.
Il Centro è nato come un gruppo di amici e ha scelto di vivere proprio l’amicizia come una via ecclesiale privilegiata.
Michelina ne è stata al cuore.
Ha contribuito a costruire e alimentare quella rete di relazioni che nel tempo ha rappresentato uno degli elementi caratterizzanti della comunità. Relazioni coltivate con cura, attenzione e profondità, nella convinzione che la comunione non fosse qualcosa di accessorio, ma una dimensione essenziale della vita cristiana.
Ed è proprio attraverso il Centro Aletti che ha vissuto in modo particolarmente intenso quella comunione con il corpo ecclesiale indiviso alla quale era profondamente legata.
Un’eredità che va oltre i libri
La morte di Michelina Tenace lascia un’eredità fatta certamente di studi, pubblicazioni, insegnamento e ricerca, ma anche – e forse soprattutto – di relazioni.
Il suo pensiero ha cercato di restituire alla teologia una dimensione profondamente umana e spirituale: una teologia capace di partire dall’esperienza, dalla fede vissuta, dall’incontro con Cristo e dalla comunione.
Il suo percorso può essere letto come una ricerca incessante sul senso della vita e sulla vocazione dell’uomo alla comunione.
Ed è proprio in questa prospettiva che il Centro Aletti ha voluto affidarla al Signore, con gratitudine, riconoscendo in lei una donna che ha percorso fino in fondo quel cammino che trasforma il desiderio istintivo di vivere nel desiderio della comunione, quella che sola garantisce la vita vera.
Il ricordo di San Marco in Lamis
Per San Marco in Lamis, la scomparsa di Michelina Tenace rappresenta anche la perdita di una propria figlia che, partendo dal Gargano, ha raggiunto i vertici del mondo accademico e teologico internazionale senza mai smarrire il senso profondo della ricerca e della fede.
La sua storia racconta di una donna che ha fatto dello studio una missione, dell’insegnamento un servizio e della relazione con gli altri una forma concreta di comunione.
E forse non poteva esserci conclusione più coerente con la sua vita delle parole pronunciate prima di addormentarsi:
«La Grazia, la Fede, la Carità, è tutto».
Poi il canto del “Re celeste”.
E il silenzio.
