La tensione tra le organizzazioni sindacali e la Direzione Strategica della ASL Foggia ha raggiunto livelli di guardia. FIALS, NurSind e Nursing Up hanno proclamato ufficialmente lo stato di mobilitazione generale, aprendo di fatto un vero e proprio fronte di guerra contro i vertici di via Michele Protano.

Al centro della protesta c’è la gestione dell’assistenza territoriale e, in particolare, il destino delle nuove Case della Comunità nei distretti della Capitanata: da Foggia a Cerignola, passando per San Severo, Manfredonia, Lucera, Troia-Accadia, Vico del Gargano e, soprattutto, San Marco in Lamis, dove la tanto attesa struttura territoriale continua a rimanere al palo, tra ritardi e incertezze organizzative.
Il caso San Marco in Lamis e lo spettro del «muro di gomma».
La situazione nel distretto di San Marco in Lamis fotografa perfettamente il malcontento generale che si respira tra gli operatori sanitari. La mancata apertura a pieno regime e la paralisi nell’avvio della Casa della Comunità rappresentano il simbolo di una programmazione che, secondo le sigle sindacali, rischia di naufragare tra inefficienze e scaricabarile.
La contestazione mossa a livello provinciale si riflette inevitabilmente sui territori: la ASL è accusata di aver abdicato al proprio ruolo di indirizzo centrale, delegando la gestione dei turni e del personale alla totale discrezionalità dei singoli Direttori di Distretto. Un metodo che, denunciano FIALS, NurSind e Nursing Up, rischia di creare ingiustificate disparità di trattamento tra i lavoratori della stessa azienda sanitaria a seconda della sede di assegnazione, penalizzando le comunità locali e la qualità dei servizi erogati ai cittadini.
No al “tuttologo” e ai turni-massacro fino a 12 ore.
Nel mirino del comunicato congiunto firmato da Capozzi, Giampietro e Biccarino ci sono anche le modalità operative calate dall’alto. Le parti sociali bocciano senza appello l’idea del cosiddetto “infermiere jolly” o “tuttologo”, un’interpretazione distorta della “integrazione multiprofessionale” che finisce per tradursi in una fungibilità incontrollata del personale.
Spostare indifferentemente gli infermieri tra servizi complessi come l’ADI (Assistenza Domiciliare Integrata), il PUA (Sanità e Punto Unico di Accesso) e i Poliambulatori significa, secondo i sindacati, «ignorare le competenze specifiche, la formazione professionale, le mansioni d’origine e, non ultimo, le prescrizioni del Medico Competente a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori».
A pesare sul clima già rovente è poi l’imposizione unilaterale di turni massacranti fino a 12 ore. Per i sindacati, il richiamo aziendale agli standard del D.M. 77/2022 non può diventare un grimaldello per scavalcare le regole: il CCNL Sanità impone infatti il confronto preventivo sulle articolazioni orarie, e il Regolamento Regionale n. 13/2023 tutela autonomie organizzative che non possono essere smantellate con un blitz della Direzione.
L’ultimatum e il ricorso alle istituzioni
La misura è colma. Le segreterie territoriali di FIALS, NurSind e Nursing Up hanno depositato un esposto-diffida formale alla Direzione Generale della ASL Foggia, investendo della vicenda anche il CUG (Comitato Unico di Garanzia), l’OPI (Organismo Paritetico per l’Innovazione) e i massimi livelli regionali, vale a dire la Presidenza e l’Assessorato alle Politiche della Salute della Regione Puglia.
L’aut aut è perentorio: se entro sette giorni la ASL Foggia non revocherà le disposizioni unilaterali e non aprirà un tavolo di confronto trasparente e unitario – sbloccando al contempo le criticità territoriali come quella della Casa della Comunità di San Marco in Lamis –, scatteranno immediate azioni di protesta sindacale e ricorsi nelle sedi amministrative e giurisdizionali competenti. La sanità della Capitanata attende risposte; il tempo dei rinvii, ora, sembra davvero scaduto.
