Ci sono pomeriggi che non fanno rumore, ma lasciano qualcosa. Quello di giovedì 15 ottobre, ai Laboratori ArteFacendo di San Marco in Lamis, è stato uno di questi.
Intorno allo stesso spazio si sono ritrovati una delegazione della Regione Puglia, l’amministrazione comunale e le associazioni del territorio che hanno sottoscritto il progetto Galattica. Ma soprattutto c’erano loro, i giovani, quelli che questo territorio lo vivono ogni giorno, tra chi resta, chi parte e chi sogna di tornare.
La Regione ha raccontato come nascono avvisi come Galattica, Luoghi Comuni e GO: da Bollenti Spiriti in poi, ogni tre anni le politiche giovanili ripartono dall’ascolto. Si va nei comuni, si raccolgono idee e bisogni, si portano in Regione e si trasformano in opportunità concrete. Qui è stato mostrato come funziona, davanti agli occhi di tutti.
E si è partiti dal punto più onesto: i bisogni. Ognuno ha scritto il suo su un post-it, per la generazione dai 16 ai 35 anni, e lo ha attaccato su un pannello. Piccoli quadratini colorati che, messi uno accanto all’altro, sono diventati un racconto collettivo. Poi i tavoli, le discussioni, le persone che si spostavano da un gruppo all’altro, i facilitatori che raccoglievano e intrecciavano le idee, e infine il voto per scegliere le proposte più forti.
Ne è uscito un quadro chiaro: punti di aggregazione e spazi culturali per giovani e famiglie, più tempo libero di qualità per chi resta e per chi vuole tornare, cura del territorio, orientamento al lavoro e all’università, supporto reale alle attività imprenditoriali giovanili, spazi creativi dove condividere hobby e passioni, educazione alla bellezza. E dietro tutto, un bisogno semplice e grande: essere ascoltati ed essere parte.

Perché se alla scuola spetta la formazione, a iniziative come queste spetta qualcosa di altrettanto prezioso: il tempo libero, cioè la vita sociale, quel luogo dove si scoprono le passioni, si costruiscono amicizie e si impara a stare insieme. È lì che un ragazzo si sente parte di una comunità e non solo di una statistica.
Guardando quei pannelli pieni di idee, una cosa è apparsa evidente: i giovani non chiedono molto. Chiedono spazi, fiducia e qualcuno che li ascolti davvero.
Incontri come questo vanno fatti più spesso. Perché parlare aiuta a migliorarsi, a capirsi, a decidere insieme. E perché i giovani che oggi si siedono a questi tavoli, con un post-it in mano e un’idea in testa, saranno la parte sana di questo Paese di domani.

