A San Marco in Lamis la notte di Ognissanti (Joje je gnenzante), quella che va dal 31 ottobre al 1º novembre, non è solo una ricorrenza liturgica, ma un momento intriso di mistero, fede popolare e memoria collettiva. In questo angolo del Gargano, il confine tra il mondo dei vivi e quello dei defunti si assottiglia, dando vita a riti e racconti che affondano le radici in un passato lontano.
La Tradizione dell’Acqua e del Pane: accoglienza e rispetto per le anime.
Secondo l’antica usanza sammarchese, la notte tra il 31 ottobre e il 1º novembre le case si preparavano a ricevere una visita molto speciale: quella delle anime dei defunti. Era tradizione lasciare sulla tavola della cucina una tovassa pulita, un boccale d’acqua fresca e una forma di pane.
Questo gesto, semplice ma profondamente simbolico, racchiudeva l’essenza del legame tra le generazioni passate e presenti. L’acqua serviva per dissetare i cari defunti dopo il lungo viaggio dall’aldilà, mentre il pane rappresentava il nutrimento e l’ospitalità terrena. Non c’era paura in questo rito, ma un sentimento di tenera accoglienza familiare, un modo per far sentire le anime ancora parte integrante del nucleo domestico.
La Leggenda della Fornaia: quando il mistero incontra la quotidianità.
A custodire e tramandare la sacralità di questa notte contribuiscono anche i racconti fantastici della tradizione orale. Uno dei più celebri a San Marco in Lamis è senza dubbio la leggenda della fornaia.
La storia narra di una donna del paese, impegnata nella sua attività di fornaia, che per dimenticanza, stanchezza o semplice negligenza decise di non allestire la tavola con pane e acqua, trascurando l’antico ammonimento sul passaggio dei defunti in quella notte fatidica.
Il mito vuole che la trascuratezza della donna non passasse inosservata alle presenze invisibili. La leggenda narra infatti che, durante quella notte spettrale, la fornaia rimase con un lembo della sua veste – la tipica tunacedda locale – misteriosamente e inspiegabilmente impigliata nel portone di una chiesa del paese. Un segno tangibile, quasi un avvertimento soprannaturale, dell’incontro ravvicinato tra il mondo terreno e quello spirituale.
Un patrimonio da custodire.
Oggi, riscoprire la tradizione dell’acqua e del pane e la leggenda della fornaia significa non solo mantenere vivo il folklore di San Marco in Lamis, ma anche riflettere sul nostro rapporto con la memoria e le radici. In un’epoca dominata da festività d’importazione, le storie dei nostri nonni ci ricordano chi siamo e l’importanza di onorare, con rispetto e semplicità, la storia di chi ci ha preceduto.
