Un viaggio nel tempo alla scoperta di una giornata memorabile che ha segnato per sempre la storia spirituale e l’identità della comunità sammarchese.
In un venerdì di mezza estate, nel cuore del Solleone, il 23 luglio 1819, la città di San Marco in Lamis fu protagonista di un avvenimento destinato a imprimersi profondamente nella sua storia religiosa. Fin dalle prime ore del giorno, un clima di viva attesa animava la Confraternita dei Sette Dolori e l’intero popolo, pronto ad accogliere un dono di inestimabile valore spirituale.
L’arrivo della teca dorata e la solenne accoglienza.
Ad attendere la preziosa teca vi erano:
- Mons. Eustachio Dentice, Arcivescovo Metropolita di Manfredonia
- L’Arciprete, il Capitolo collegiale e il Clero
- Una moltitudine di fedeli riuniti in una solenne manifestazione di fede
La teca custodiva le sacre reliquie di San Donato Martire, estratte dal Cimitero di San Calepodio lungo la Via Aurelia a Roma, uno dei luoghi più antichi e venerati della memoria cristiana.
L’arrivo delle reliquie fu salutato da una profonda commozione e da solenni manifestazioni di giubilo, rappresentando per i sammarchesi non solo un tesoro della cristianità, ma un segno tangibile di protezione celeste.
L’arte e la fede: il simulacro e il sangue del martire.
Ricomposte in un simulacro realizzato dallo scultore Domenico Agrizzi e da suo figlio, le reliquie furono rivestite con:
- Nobili insegne militari
- Preziose vesti di seta arricchite da raffinati ricami
Al sacro corpo era inoltre associato un vaso di vetro contenente il sangue del martire, secondo l’antica consuetudine che accompagnava le reliquie provenienti dalle catacombe romane.L’Autentica pontificia.
Il corpo del martire fu donato dalla Santa Sede alla città di San Marco in Lamis «per la maggior gloria di Dio Onnipotente e la venerazione dei Suoi Santi». Il dono era corredato dalla Lettera di autentica sottoscritta dal Cardinale Lorenzo Litta, Vicario Generale di Sua Santità per la città di Roma, documento che ne attestava l’autenticità e autorizzava ufficialmente il culto pubblico.
Un legame che sfida i secoli.
Da quel momento, San Donato Martire fu esposto alla venerazione dei fedeli nella Chiesa della Santissima Vergine Addolorata. Qui, la Madre Addolorata — venerata anche come Regina dei Martiri — parve accogliere sotto il suo manto il nuovo testimone della fede, suggellando il legame tra la Chiesa terrena e quella celeste.
Quel 23 luglio 1819 rimane una data memorabile, tramandata di generazione in generazione. Un vincolo di devozione autentico, nato all’ombra della fede e alimentato dalla pietà popolare, che continua ancora oggi a vivere nella memoria, nelle tradizioni e nella vita religiosa della comunità.
