L’estate sammarchese 2026 rischia di trasformarsi in un conto salato per bar, pizzerie, paninoteche, negozi alimentari ed esercizi commerciali che lavorano soprattutto nelle ore serali.
Una città che, nelle settimane centrali della stagione turistica, appare sempre più vuota, mentre i comuni vicini fanno il pieno di iniziative, musica, spettacoli e manifestazioni.
A raccogliere il malcontento è Sanmarconews.it, che ha ascoltato in forma anonima dieci operatori commerciali della città. Dalle testimonianze raccolte emergerebbe una contrazione media degli incassi intorno al 45% rispetto alle aspettative e, in alcuni casi, anche rispetto alle precedenti estati. Non si tratta di una rilevazione statistica ufficiale, ma di un campione ristretto che restituisce tuttavia un quadro preoccupante della situazione vissuta dagli operatori.
Una città che la sera si svuota.
Il problema principale, secondo i commercianti ascoltati, sarebbe la sostanziale assenza di un vero cartellone estivo pubblico, quello che negli anni passati contribuiva a creare occasioni di aggregazione e soprattutto a portare persone nel centro cittadino.
Il Cartellone di Sammarchestate 2026 (assente quest’anno), che avrebbe dovuto essere realizzato dall’Amministrazione Comunale, non ha prodotto la programmazione di eventi che molti operatori si aspettavano.
Le poche iniziative che hanno animato l’estate sammarchese, invece, sono nate soprattutto dalla volontà e dall’iniziativa degli stessi esercizi commerciali, di qualche associazione e, in alcuni casi, dall’impegno personale di qualche assessore. Un’attività dal basso che ha permesso di evitare che la città fosse completamente priva di appuntamenti, ma che non può evidentemente sostituire una programmazione organica e strutturata dell’estate cittadina.
È proprio questa la sensazione raccolta tra gli operatori: un’estate tenuta in piedi più dalla buona volontà dei singoli che da una vera strategia complessiva.
E così, mentre San Marco in Lamis si svuota, migliaia di persone si spostano verso altri centri del Gargano e della provincia di Foggia.
Manfredonia, Apricena, Rignano Garganico, San Giovanni Rotondo e San Nicandro Garganico sono diventati, sera dopo sera, mete privilegiate per chi cerca concerti, sagre, spettacoli, feste, iniziative culturali e appuntamenti capaci di animare le piazze.
Il risultato è facilmente intuibile: le persone si spostano e con loro si spostano anche i consumi.
Una famiglia che trascorre la serata fuori città non cena a San Marco, non prende un gelato in un locale sammarchese, non acquista una bibita, non si ferma in una paninoteca e, spesso, non fa neppure gli acquisti che avrebbe potuto fare rimanendo in paese.
Saltano anche le Notti bianche.
A rendere ancora più difficile la situazione c’è stata anche la mancata realizzazione di due appuntamenti che negli anni passati erano diventati veri e propri momenti di richiamo per il territorio.
Non si sono svolte “Cchiu fa notte e cchiu fa iurn”, organizzata dall’Arci, e “Iènatanott”, promossa dall’Auser.
Due manifestazioni diverse, ma accomunate dalla capacità di trasformare San Marco in Lamis in una destinazione serale per migliaia di persone.
Quest’anno, però, entrambe le iniziative non sono state organizzate anche per la mancanza di fondi pubblici.
Ed è proprio questo uno dei nodi sollevati dagli operatori: quando vengono meno le manifestazioni, non scompare soltanto l’intrattenimento, ma viene meno anche un’importante economia indotta.
Meno eventi significa meno lavoro.
Il problema, infatti, non riguarda soltanto i titolari delle attività.
Una stagione estiva povera di appuntamenti significa anche meno lavoro stagionale per i giovani, meno ore nei locali, meno personale necessario nei fine settimana e minori opportunità per chi durante l’estate cerca un’occupazione temporanea.
La crisi dell’attrattività finisce così per produrre un effetto a catena: meno eventi, meno persone in strada, meno clienti, meno incassi e, di conseguenza, meno necessità di personale.
A pagare il prezzo della situazione sono anche le famiglie e i giovani che rimangono in città e che si trovano davanti a un’offerta di intrattenimento decisamente più povera rispetto a quella proposta dai comuni vicini.
Una competizione persa con i comuni vicini.
Il dato più evidente è forse proprio questo: San Marco in Lamis sembra aver perso la competizione estiva con i centri del circondario.
Non basta avere una posizione strategica sul Gargano o un patrimonio culturale e ambientale importante. Per trattenere residenti e visitatori occorre costruire una proposta capace di animare la città, soprattutto nei mesi estivi.
Gli eventi non rappresentano soltanto una spesa per le casse pubbliche. Quando sono ben organizzati, possono diventare un investimento sul territorio: portano persone, generano consumi, fanno conoscere il paese e creano opportunità economiche.
È quello che sembrerebbe essere mancato quest’estate.
“Un’estate loffia”.
Tra i commercianti ascoltati prevale un sentimento di delusione. Qualcuno la definisce senza mezzi termini una “estate loffia”, caratterizzata da poche occasioni di incontro e da una città che, soprattutto nelle ore serali, appare lontana dall’immagine di un centro vivo e attrattivo.
Eppure, nonostante l’assenza di una programmazione complessiva, qualcuno ha provato comunque a fare la propria parte.
Commercianti, associazioni e singoli amministratori hanno cercato di organizzare iniziative e momenti di animazione, dimostrando che una parte della città non si è rassegnata a un’estate completamente vuota.
Ma la buona volontà dei singoli non può diventare la regola.
Il problema non è soltanto quello di avere o non avere un concerto. La questione è più ampia e riguarda la capacità di una comunità di programmare la propria estate, mettendo insieme amministrazione pubblica, associazioni, operatori economici e realtà culturali.
Quando questa rete non funziona, a rimetterci è l’intero territorio.
Il rischio è perdere anche il futuro.
C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare.
Se un giovane o una famiglia trovano ogni sera nei comuni vicini qualcosa da fare, mentre nella propria città non trovano iniziative, nel tempo possono sviluppare l’abitudine a vivere altrove il proprio tempo libero.
E questo significa perdere non soltanto gli incassi di una sera, ma abitudini, socialità e attrattività.
Una città che non riesce ad offrire occasioni ai propri giovani rischia di diventare sempre più periferica anche dal punto di vista sociale ed economico.
Per questo l’estate 2026 dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme.
San Marco in Lamis non può permettersi di arrivare alla prossima stagione estiva senza una programmazione adeguata, costruita con largo anticipo e con risorse certe.
Servono eventi, ma soprattutto serve una strategia.
Perché se davvero i commercianti hanno registrato perdite nell’ordine del 45%, il problema non è più soltanto quello di un’estate riuscita male.
È un problema economico che coinvolge imprese, lavoratori, giovani, famiglie e l’immagine stessa della città.
L’auspicio è che l’estate 2026 rimanga un episodio isolato e che già dalla programmazione del prossimo anno San Marco in Lamis torni a essere una città capace di attirare persone, creare movimento e produrre economia.
Altrimenti il rischio è quello di assistere, anno dopo anno, alla lenta trasformazione di una città che in estate dovrebbe vivere e che invece finisce per svuotarsi proprio quando gli altri centri fanno il pieno.
