San Marco in Lamis – Ieri sera in villetta comunale l’aria era decisamente… frizzante. Non per qualche particolare evento organizzato dall’Amministrazione comunale, né per un nuovo sistema di profumazione degli spazi pubblici. A rendere l’atmosfera particolarmente “allegra” ci ha pensato un forte odore, facilmente riconducibile – secondo quanto racconta un lettore – a hashish e marijuana.
A segnalarlo a SanmarcoNews.it è Michele, un nostro lettore, che racconta una serata nella quale il venticello ha fatto praticamente da “servizio di distribuzione”: il profumo, infatti, si sarebbe disperso in buona parte della villetta, raggiungendo anche la zona del parco giochi.
E qui arriva la parte meno “spassosa” della storia.
Perché tra altalene, scivoli e bambini che giocavano c’erano anche diverse famiglie. Probabilmente non erano molti i ragazzi intenti a fumare, ma il vento, evidentemente, ha deciso di fare gli straordinari e di trasformarsi in una sorta di ventilatore comunale a chilometro zero.
Nessuno avrebbe protestato. Nessuna discussione, nessuna scenata, nessuna lite. Tutto apparentemente tranquillo.
Ma proprio questo silenzio dovrebbe far riflettere.
Il parco giochi non dovrebbe essere una “zona franca”.
Sia chiaro: non si vuole puntare il dito contro una categoria di ragazzi, né trasformare un episodio raccontato da un cittadino in una caccia alle streghe.
Il problema è un altro: fumare sostanze stupefacenti in prossimità di un’area frequentata da bambini e famiglie è opportuno?
La risposta, probabilmente, è abbastanza semplice.
La villetta comunale dovrebbe essere uno spazio di socialità, di gioco e di incontro. Un luogo nel quale una famiglia possa portare i propri figli senza ritrovarsi, suo malgrado, a partecipare a una sorta di “aperitivo olfattivo” non richiesto.
E mentre i bambini giocano a nascondino, qualcuno potrebbe essere impegnato in un altro tipo di “ricerca”: quella del punto migliore per fumare senza farsi notare.
Il vento, però, non conosce confini.
La curiosità della vicenda è che, probabilmente, il problema non è stato soltanto chi fumava.
È stato soprattutto il vento.
Perché il vento non chiede documenti, non controlla l’età e non distingue tra chi vuole respirare aria pulita e chi invece si trova semplicemente nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Così il profumo si sarebbe diffuso nella villetta, coinvolgendo anche chi non aveva alcuna intenzione di partecipare alla serata “aromatizzata”.
Una situazione che, raccontata con ironia, può strappare un sorriso. Ma che, vista dalla prospettiva di una mamma o di un papà seduto accanto al parco giochi, lascia inevitabilmente qualche interrogativo.
Una riflessione, non una condanna.
La segnalazione di Michele non vuole necessariamente essere una denuncia contro qualcuno. È soprattutto una domanda rivolta alla comunità: possiamo considerare normale che nei pressi di un parco giochi per bambini si consumino sostanze che producono un odore così intenso?
Forse sarebbe sufficiente un po’ di buon senso.
Perché la libertà di divertirsi dovrebbe finire esattamente dove comincia il diritto degli altri, soprattutto dei bambini, a frequentare serenamente gli spazi pubblici.
E magari, per una sera, potremmo lasciare che in villetta circoli soltanto il vento.
Quello vero.
Senza “aromi” aggiunti.
