C’è una malinconia silenziosa che attraversa le strade di San Marco in Lamis, una sorta di torpore amministrativo e sociale che sembra anestetizzare le potenzialità di una comunità ricca di storia, spiritualità e risorse paesaggistiche. Troppo spesso, a mancare non sono le idee o le singole energie, ma la capacità di cucire insieme i fili. Manca, in una parola, la veduta d’insieme.
Oggi San Marco in Lamis assomiglia a un mosaico i cui tasselli – preziosi ma dispersi – faticano a comporre un quadro unitario. Prendiamo il turismo e la cultura: simboli identitari straordinari come i Conventi di San Matteo e di Stignano continuano a vivere di una gloria passata, scollegati da una vera strategia di marketing territoriale e di accoglienza integrata. Chi arriva per la spiritualità o la bellezza naturalistica si ritrova in un circuito chiuso, incapace di dialogare con il tessuto urbano. Allo stesso modo, il Parco dei Dinosauri – un attrattore che potrebbe calamitare flussi da tutto il Sud Italia – appare come un’isola felice ma isolata, un corpo estraneo rispetto al sistema economico e commerciale della città, incapace di generare indotto per le attività locali.
Questo isolamento dei luoghi riflette fedelmente l’abbandono del cuore pulsante del paese: il centro storico. Senza un piano coraggioso e lungimirante di recupero urbanistico, rigenerazione e valorizzazione, le pietre antiche rischiano di trasformarsi in monumenti alla desertificazione. Riqualificare il centro non è un esercizio nostalgico, ma un prerequisito economico e sociale per restituire attrattività e vivibilità.
Ma è sul fronte del tessuto sociale che la miopia della politica mostra i suoi costi più alti. La città appare divisa per comparti stagni, priva di risposte strutturate per chi attraversa le diverse stagioni della vita. Non esistono contenitori culturali, aggregativi o ricreativi pensati per i cinquantenni e per gli anziani – custodi della memoria ma spesso relegati alla solitudine – e mancano drammaticamente spazi e servizi adeguati per l’inclusione dei disabili. Una comunità che dimentica i suoi margini e non investe sulla coesione sociale è una comunità che si sfilaccia.
Eppure, il termometro di questa stasi è da ricercare altrove: nella politica. Troppo spesso il dibattito pubblico si riduce a un esercizio di bassa levatura, concentrato unicamente sul “chi” piuttosto che sul “cosa”. Ci si azzuffa sulla scelta del candidato sindaco o sulla spartizione delle tessere, riducendo la competizione democratica a un casting elettorale privo di anima. Manca la programmazione a lunga veduta, quella capacità di guardare a dieci o vent’anni avanti, immaginando un modello di sviluppo economico e culturale che sopravviva alla scadenza di una consiliatura.
San Marco in Lamis non ha bisogno dell’ennesimo maquillage di facciata, né di promesse calate dall’alto. Ha bisogno di un sussulto d’orgoglio collettivo. Serve un patto tra cittadini, associazioni, forze economiche e istituzioni per rimettere al centro la visione: unire i conventi al centro storico, il parco dei dinosauri al commercio, i giovani agli anziani. Perché una città senza orizzonte è una città immobile; e per tornare a camminare, San Marco in Lamis deve prima di tutto tornare a sognare in grande.
