La mobilitazione che nei giorni scorsi ha visto scendere in piazza agricoltori e autotrasportatori di Puglia e del Sud Italia ha trovato un canale di ascolto diretto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Grazie all’intervento del consigliere regionale pugliese della Lega, Napoleone Cera, una folta delegazione di operatori del settore ha raggiunto Milano per un confronto istituzionale a porte chiuse con il ministro Matteo Salvini, che era in compagna del vice-ministro Edoardo Rixi e di tutto l’entourage ministeriale.
L’incontro rappresenta un unicum nel panorama delle relazioni sindacali e politiche recenti. Cera è riuscito a concretizzare l’appuntamento nato originariamente da una diretta social, azzerando i tradizionali passaggi burocratici, portando in Lombardia i manifestatanti pugliesi, campani, siciliani, molisani e calabresi.
Niente intermediari, sigle sindacali di mediazione o apparati politici di partito: la trattativa si è mossa con la formula del “diretto dal produttore a chi amministra”, portando le istanze dei lavoratori rurali e dell’autotrasporto meridionale faccia a faccia con il vertice del dicastero. Al centro del confronto ci sono state le drammatiche criticità che strangolano il comparto, prima fra tutte l’insostenibile impennata dei costi operativi.
Durante il vertice milanese, Matteo Salvini ha ascoltato le difficoltà economiche vissute da chi garantisce ogni giorno la filiera agroalimentare e la logistica del Mezzogiorno. Il Ministro ha promesso interventi immediati mirati ad abbattere i costi di trasporto, con un’attenzione particolare al caro-carburanti, vero e proprio macigno sui bilanci delle aziende di settore.
La boccata d’ossigeno garantita dalle aperture ministeriali ha iniziato a produrre effetti sul fronte della mobilitazione di piazza: da oggi gli scioperi sono quasi del tutto sopiti, con una graduale ripresa delle attività lungo le arterie stradali e nei campi.
Nonostante il clima di parziale distensione, la tensione non è del tutto svanita. Una parte degli operatori ha deciso di non accontentarsi delle rassicurazioni e mantiene lo stato di agitazione fino al 27 ottobre 2026. Data chiave in cui le categorie interessate siederanno a un nuovo tavolo istituzionale, questa volta con l’intero Governo Meloni, per ottenere risposte strutturali e definitive.
Seguono aggiornamenti sull’evoluzione della trattativa e sulle prossime decisioni delle categorie in vista dell’appuntamento governativo.
