SAN MARCO IN LAMIS – Il clima tra le mura del Centro Anziani di Piazza Madonna delle Grazie è teso. Gli oltre 350 soci del Circolo “Michele Ceddia” si preparano a una nuova battaglia: l’Amministrazione Comunale avrebbe infatti deciso il loro trasferimento dal pianterreno e dal primo piano della struttura per ricollocarli nel piano interrato. Una decisione che nasce dalla necessità di rendere pienamente operativa la struttura dopo il restauro (finanziato dalla Regione Puglia e concluso oltre due anni fa), ma che si scontra con il muro dei soci.
“Non siamo pacchi”: la protesta dei soci.
“Di qua non ci spostiamo, ci devono spiegare perché dobbiamo scendere di nuovo giù”. Il grido di protesta che abbiamo raccolto ieri mattina visitando il centro è unanime. Molti anziani si sentono trattati come oggetti da spostare a piacimento sulla scacchiera burocratica cittadina.
La loro convinzione è radicata nella storia: sono certi che quella struttura appartenga a loro, nata e voluta proprio per dare una casa alla terza età del paese. Una verità storica che però, oggi, si scontra duramente con la realtà normativa.
Il paradosso: tra abusivismo e assenza di tutele.
Il nocciolo della questione è squisitamente politico e amministrativo. Nonostante l’attaccamento affettivo, i soci del Circolo Ceddia vivono in una condizione di perenne precarietà:
- mancanza di Convenzione: non esiste un bando o un atto formale che attribuisca loro l’uso della struttura.
- rischio assicurativo: senza un contratto, se un anziano dovesse farsi male all’interno dei locali, nessuna assicurazione interverrebbe. Legalmente, quegli anziani “non dovrebbero essere lì”.
- attività limitate: al momento, la vita sociale è ridotta a partite a carte e tombola, divise per genere (donne al primo piano, uomini all’ingresso). Un modello che alcuni hanno definito duramente “cantina sociale” e che stride con l’importanza dei servizi ospitati ai piani superiori.
Un blocco che frena il sociale.
Al secondo piano della struttura operano i Servizi Sociali e gli uffici del CIIS (Consorzio per l’Integrazione e l’Inclusione Sociale), che serve anche i comuni di Rignano, San Giovanni Rotondo e San Nicandro Garganico. Il mancato riordino degli spazi sta di fatto bloccando le attività progettate dal Centro, impedendo alla comunità di godere di vere politiche di integrazione. E soprattutto mette in difficoltà gli utenti dei Servizi Sociali, che hanno una propria dignità e una propria privacy tutelati dalla Legge.
Il problema non è solo dove stare, ma come starci. Scendere nel seminterrato non risolverà il peccato originale: l’assenza di una convenzione che garantisca tutele, diritti e doveri (compresi i canoni da versare all’Ente, che altre associazioni pagano per gestire beni pubblici).
La politica del “bisbiglio”: attesa per l’annuncio del Sindaco.
Secondo indiscrezioni raccolte tra i corridoi di Via Pozzogrande, sarà il sindaco Michele Merla in persona, la prossima settimana, a comunicare ufficialmente il trasferimento. Resta da capire se oltre all’ordine di trasloco arriveranno anche le garanzie richieste: un contratto certo, una sede sicura, un canone e la dignità che una comunità di 350 persone merita.
Quando avranno pace questi anziani? E soprattutto, quando la politica sammarchese passerà dalla gestione dell’emergenza a una seria programmazione sociale? Eppure San Marco era fino a qualche anno fa il punto di riferimento nel campo a livello regionale. Qui si veniva per studiare ciò che facevano i sindaci Michele Galante e Michelangelo Lombardi, gli assessori Emanuele Leggieri e Vincenzo Villani e assieme a loro la dirigente dei servizi Vittoria Gualano. Oggi solo caos e confusione, motivati anche dall’assenza di personale e dalla necessità di affidarsi al Consorzio e a cooperative esterne.
La soluzione tampone, al momento, sembra chiusa in quel piano interrato che attende i soci del Circolo Ceddia.
