Dopo lo strepitoso successo di lettori e di critica in lingua italiana degli scorsi anni, ora ne continua l’apprezzamento anche in lingua inglese. Il riferimento è a “Il ponte di Heidelberg” di Sergio D’Amaro, in arrivo ad horas al Palazzo della Cultura, ad Apricena. Ecco di seguito il comunicato stampa diffuso in ogni dove con tutte le notizie attinenti.

Va detto subito che sia l’autore, sia il traduttore Cosma Siani, Prof. della Università Torvergata di Roma, sono sammarchesi puro sangue, nonché allievi-studiosi di Joseph Tusiani, grande e noto letterato italo-americano, scomparso qualche anno fa, pure originario di questi luoghi.

“ Il Sindaco di Apricena, Antonio Potenza e l’Assessorato alla Bellezza, Anna Maria Torelli e Carla Antonacci, sono orgogliosi di presentare ne “Il Maggio dei Libri” le poesie del libro “Il ponte di Heidelberg” del prof. Sergio D’Amaro, il 18 maggio 2022 alle ore 18:00, presso il Palazzo della Cultura di Apricena.

La pubblicazione, edita in forma cartacea nel 1990, è stata tradotta in lingua inglese con il titolo “The Bridge of Heidelberg”, grazie a Cosma Siani, docente di Inglese all’Università Tor Vergata di Roma e profondo conoscitore dell’uomo e delle opere di Tusiani.

La nostra Biblioteca – dichiara l’Assessorato alla Bellezza, Anna Maria Torelli e Carla Antonacci – accoglie per la seconda volta questo grande autore e giornalista garganico. In questo libro, riflessioni filosofiche e letterarie ambientate in terra germanica “attraversano il fiume” che scorre sotto il ponte di Heidelberg nella medievale città sul Neckar, accompagnandoci in un viaggio metaforico culturale.Per il Sindaco: – La presenza del prof. D’Amaro, letterato tra i più prolifici in terra pugliese e del suo piccolo capolavoro, è una grande opportunità per Apricena, Città che Legge dal 2017.

-Ancora una volta- prosegue il Sindaco – l’Assessorato alla Bellezza esprime il grande valore veicolante tra il libro e il pubblico.

La partecipazione del prof. Francesco Giuliani, dell’Università degli Studi di Foggia, come relatore, arricchisce questo percorso geografico e culturale. Si ringrazia per la collaborazione l’Istituto ComprensivoTorelli-Fioritti”, con il Mini Consiglio e l’I.I.S. “Federico II”.

Altre Notizie

Esce presso Gradiva Publications di New York l’edizione bilingue di The Bridge of Heidelberg di Sergio D’Amaro, con prefazione e traduzione inglese di Cosma Siani. Il libro fa parte di una collana che raccoglie alcune tra le firme più prestigiose della poesia italiana contemporanea.

https://www.gradivapublications.com/latest-news

Il ponte di Heidelberg di Sergio D’Amaro è un’opera di poesia pubblicata dall’editore Tracce nel 1990. Nello stesso anno il libro si avvalse del premio Lerici – Golfo dei Poeti e del premio Adelfia e risultò finalista al premio Città di Penne.

Esce ora in edizione americana come The Bridge of Heidelberg per i tipi di Gradiva Publications (New York, 2021, pp. 80, 20 $), con la traduzione e una prefazione di Cosma Siani.

Nel libro, costituito originariamente di 49 sequenze qui ridotte a 30, si respira da subito un clima di contemplativa marca romantica, chiaramente ambientato in terra germanica e caratterizzato da finte lettere spedite dal signor Madero a Friedrich Ormath.

Sentimenti, episodi, ossessioni, passioni, paure, personaggi sfilano ininterrottamente in una galleria di situazioni, fissate da una lingua asciutta e perentoria nelle sue asserzioni di più ampio significato esistenziale.

Qualcuno dei critici ha rimandato subito al nome di un impegnativo Paul Celan, qualcun altro ha fatto il nome di Friedrich Hölderlin per via dell’esplicito riferimento alla città di Heidelberg. Certo è che nel libro il tema dell’acqua e del tempo ad essa correlato metaforicamente nel suo implacabile scorrimento vi ha un posto prevalente e rimanda alla precarietà di ogni acquisizione: tutto scorre, appunto, e tutto si dirige verso la fine, sicché gli eventi assumono la stoffa di un sogno e le persone si accampano come labili figure sullo sfondo di un teatro ingannevole.

Malgrado tutto questo, evidenti sono i segnali di rinascita e di attaccamento fermo alla vita, in un complessivo scenario che dal viaggio nella coscienza ricava l’energia sufficiente per continuare l’indagine.

Alcuni giudizi critici sul libro

L’io poetico esplora sé stesso e alza alti lamenti di grande e straziato dolore esistenziale, esprime con voce allarmata l’indifesa consapevolezza della nuova ‘’miseria meridionale’’, dell’anima meridionale, o strappata e portata via altrove, o abbandonata e ridotta a povero reperto di una vita residuale, senza più speranza di storia. Come si diceva, da questo stato di cose può nascere nuova materia di poesia, e D’Amaro ci sembra di saperle dare forma.

Gigliola De Donato, Università di Roma

Questo epistolario poetico ha una cifra espressiva colloquiale e nello stesso tempo assai alta, un linguaggio controllatissimo e un uso sapiente della metafora: l’acqua, il ponte, il viaggio, il ritorno, l’immobilità del tempo, l’amicizia, l’altrove, l’inesausto desiderio di una vita più piena più vera, l’inesorabilità della morte alimentano una riflessione profonda, a volte accorata altre volte più distaccata, sugli eterni temi della coscienza.

Maria Marcone, scrittrice, Bari

Sergio D’Amaro si inventa un’allegoria che gli serve due volte: per soddisfare un certo suo gusto di atmosfere decadenti e per poter evocare con nomi gli esseri animati e inanimati del suo orizzonte geografico […] La selezione può bastare a dare un’idea delle premesse. E anche dello stile: lingua corrente, come si addice a uno scambio confidenziale, e perfino diluita, ma che ripetutamente si condensa in metafora e concetto. Questo è il procedimento che risulta più congeniale alla sensibilità dell’autore e sortisce gli effetti migliori.

Cosma Siani, Università di Roma Tor Vergata

Il tuo Ponte di Heidelberg mi è piaciuto non poco quale testimonianza, anche generazionale, di uscita da un ciclo e di nuova poesia, che è nuova anche quando contiene in sé le spoglie sedimentate dell’antica.

Michele Dell’Aquila, Università di Bari

Ho letto con vivo interesse Il ponte di Heidelberg. Mi pare che tu possa considerarlo un significativo punto di arrivo. Un vero libro di poesia e non la solita raccolta.

Paolo Ruffilli, scrittore e saggista, Treviso

Il tuo Ponte di Heidelberg è un libro denso e intenso che ha felicissime illuminazioni in poesia. L’incipit del XXXI mi ha tanto colpito che l’ho subito ripensato in latino: Nil ultra vitam remanet / nisi carbasus herbae pallescentis / ubi est aqua iners. / Nullus tepor extat qui corpus solvat / faciatque movere fidenter. / Nullum ultra vitam frigus, nulla invenitus lux, / nil nisi frondiferum stamen ventusque susurrans invisus / gelido in coelo mensis Februarî.

Joseph Tusiani, scrittore e traduttore, New York

Il Ponte di Heidelberg dimostra una profonda sensibilità alle problematiche contemporanee ed un’ampia apertura ai grandi modelli europei (da Hölderlin a Celan, come viene giustamente sottoli­neato nell’ottima presentazione). Molto interessanti sono gli esperimenti di plurilinguismo (italiano/dia­letto; italiano/latino/greco; italiano/tedesco/france­se), che mi fanno pensare agli «Spiracoli» del ‘nostro’ Giorgio Orelli.

Jean Jacques Marchand, Università di Losanna

Sono stato molto felice di leggere gli estratti da Il ponte di Heidelberg. Mi piace molto questa forma di dialogo, messa in luce da Emmanuel Lévinas, che si realizza nell’incontro, in quello che Martin Buber chiama Umfassung. Testi molto belli davvero, che non mancherò di tradurre e far leggere. Mi piace soprattutto l’ondeggiamento delle frasi, che evoca non so quale discreto sciabordio, come il volo del tempo (quello che Laing chiama ‘’l’emorragia della [propria] realtà interiore’’). La forma (epistolare?) rinnova il lirismo con grande felicità.

Denis Montebello, redattore capo della rivista “Oracle’’, La Rochelle

La mia lettura del suo ciclo è ancora solo superficiale, è un primo contatto, e ho ‘’annusato’’ le sue poesie più che rifletterci, ma ho sentito subito una voce originale.

Jean Baptiste Para, segretario di redazione della rivista “Europe’’, Parigi

Profilo biobibliografico dell’autore

Sergio D’Amaro ha pubblicato testi di poesia, narrativa e saggistica, tra cui Il ponte di Heidelberg (Tracce, 1990), Canti del Tavoliere (Schena, 2003), Beatles (Caramanica, 2004), Terra dei passati destini (Manni, 2005), Il nostro Adriatico (Schena, 2006), Fotografie e altre istantanee (Sentieri Meridiani, 2008), 20th Century Vox (Carabba, 2009), Romanzo meridionale (Besa, 2010), La casa degli oggetti parlanti (ivi, 2015), Il grande ghibli (ivi, 2017), L’allegro destino della signora Mariù (Besa, 2018), Finché la notte non ci separi (ivi, 2020).

È autore, con Gigliola De Donato, della biografia di Carlo Levi Un torinese del Sud (Baldini&Castoldi, 2001; 2^ ed. pocket, Baldini Castoldi Dalai, 2005), di cui ha curato anche il carteggio con Linuccia Saba (Carissimo Puck, Mancosu, 1994), a cui ha dedicato una monografia, Il mondo di Carlo Levi (ivi, 1998), e una guida biobibliografica, Le parole di Carlo Levi (Stilo, 2010, 2^ ed. 2019), curandone inoltre due convegni nazionali.

Sue poesie sono inserite in antologie italiane e straniere come Melodie della terra, a cura di P. Perilli (Crocetti, 1997), Puglia in versi, a cura di D. M. Pegorari, (Gelsorosso, 2008), Antología de la poesia italiana contemporanea, a cura di E. Coco, Coyoacàn (México, Cabra Ed., 2010); Poesia de ida y vuelta/Poesia di andata e ritorno, a cura di E. Coco (Buenos Ayres, Prosa Amerian, 2013), Verso Levante, a cura di S.F. Lattarulo (Bari, Progedit, 2014); Dentro spazi di rarità, Antologia Nuovi Fermenti – Poesia, a cura di D. Di Stasi (Roma, Fermenti, 2015); L. Fontanella, Raccontare la poesia (1970-2020). Saggi, ricordi, testimonianze critiche, Bergamo, Moretti & Vitali, 2021.

Collabora e ha collaborato ad alcune riviste (“Il Ponte”, “Misure Critiche”, “Oggi e Domani”, “Incroci”, “Fermenti”), alla pagina culturale de “La Gazzetta del Mezzogiorno” e di ‘’America Oggi’’.

Ha avuto alcuni riconoscimenti, tra cui “Lerici – Golfo dei Poeti”, “Adelfia”, “Penne-finalista”, “Rhegium Julii”, “Vico del Gargano”, “Settembre Mascagnano”.

Condirige il Centro Studi Emigrazione e il Centro Studi “J. Tusiani” di San Marco in Lamis (Foggia), per i quali cura la rivista “Frontiere”.

 

Di Antonio Del Vecchio

Antonio Del Vecchio (foto di Vanni Natola) è giornalista, scrittore, storico e appassionato di archeologia antica e moderna. Ha al suo attivo oltre 60 pubblicazioni cartacee su storia, tradizioni, emigrazione, tesori archeologici e racconti. E' stata la penna storia della Gazzetta del Mezzogiorno ed oggi scrive per diverse testate giornalistiche cartacee e on line.

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