Di solito, per stabilire chi siano i figli più prestigiosi di una terra, ci si affida ai libri di storia, alle targhe marmoree o alla memoria collettiva. Ma cosa succede se a stilare la classifica è un algoritmo globale? Una risposta insolita, e per certi versi spiazzante, arriva dalla mappa interattiva Notable People di Topi Tjukanov.
Basata su una ricerca monumentale condotta da un’équipe franco-statunitense guidata da Morgane Laouenan, questa piattaforma ha incrociato i dati di milioni di biografie su Wikipedia e Wikidata, scremando un’élite mondiale di 2,29 milioni di individui: appena uno ogni 43.000 esseri umani vissuti nella storia. L’algoritmo non misura il “bontà” o il valore morale, ma l’impatto informativo: quante lingue parlano della persona, quanto è lunga la sua biografia, quante persone hanno cercato il suo nome dal Texas a Tokyo.
L’illustre dimenticato: Francesco De Robertis e il cinema fantasma di San Marco in Lamis.
In questa geografia della notorietà, la Capitanata emerge come una terra densissima di talenti. Eppure, scorrendo i dati, emerge una figura la cui grandezza, riconosciuta dall’algoritmo globale, sembra scontrarsi con l’oblio nella sua stessa terra d’origine. Parliamo di Francesco De Robertis, nato a San Marco in Lamis.
Regista e sceneggiatore di assoluto rilievo, De Robertis è stato un pioniere del cinema italiano, capace di segnare un’epoca con la sua visione innovativa. La sua importanza storica è tale da posizionarlo tra gli uomini più illustri della Capitanata secondo i parametri della ricerca internazionale. Tuttavia, a San Marco in Lamis, la memoria di questo illustre cittadino sembra sbiadire. Un simbolo tangibile di questa dimenticanza è il Cinema Comunale a lui dedicato: una struttura che dovrebbe celebrare la sua eredità e che invece, oggi, è chiusa per restauri che sembrano non avere fine, privando la comunità di uno spazio culturale vitale e di un doveroso omaggio al regista. La sua figura meriterebbe ben altra valorizzazione, specialmente nella città che gli ha dato i natali.
Francesco De Robertis: il Comandante che inventò il realismo.
Esistono registi che arrivano al cinema dopo studi accademici e altri che ci arrivano per caso. E poi c’è Francesco De Robertis, un uomo che il cinema lo ha letteralmente “arruolato”. Ufficiale di carriera della Marina Militare, De Robertis non cercava la gloria di Cinecittà; eppure, è diventato il ponte necessario tra il cinema retorico degli anni ’30 e la rivoluzione neorealista che avrebbe incantato il mondo.
Il Cinema sul ponte di comando.
Nato nel 1902, De Robertis non vedeva la macchina da presa come uno strumento di finzione, ma come un cronometro. Quando fu incaricato di dirigere il Centro Cinematografico della Marina, portò con sé una mentalità radicale: perché ricostruire una nave in studio quando ne abbiamo di vere? Perché far recitare un attore che non sa distinguere una cima da un verricello quando abbiamo i marinai?
Questa intuizione portò alla nascita di “Uomini sul fondo” (1941). Il film racconta il salvataggio di un sommergibile, ma lo fa con una freddezza e una precisione tecnica che lasciarono il pubblico dell’epoca senza fiato. Non c’erano i “divi” del cinema dei telefoni bianchi; c’erano facce segnate dal sale, sudore vero e il suono metallico dei motori.
Il Maestro nell’ombra di Rossellini.
Spesso la storia del cinema ricorda Roberto Rossellini come il padre del Neorealismo, ma raramente si menziona che il suo esordio, “La nave bianca”, nacque sotto la stretta supervisione di De Robertis. Fu il comandante a insegnare al giovane Rossellini come “pedinare” la realtà, come rinunciare agli schemi artificiali per lasciare che la vita parlasse da sola.
Mentre il resto della propaganda bellica urlava slogan, De Robertis sussurrava la verità del mestiere delle armi. Il suo era un neorealismo involontario, dettato dal rispetto per la materia trattata piuttosto che da un’ideologia politica.
Oltre la Guerra: una eredità di mare.
Anche dopo il conflitto, De Robertis non abbandonò la sua bussola. Film come “I sette dell’Orsa maggiore” o “Mizar” continuarono a esplorare l’eroismo subacqueo e navale. Sebbene il cinema italiano stesse cambiando direzione, virando verso l’impegno sociale o la commedia, lui rimase fedele al suo elemento: l’acqua.
Oggi riscoprire Francesco De Robertis significa capire che il grande cinema italiano non è nato dal nulla. È nato anche nel chiuso di un sommergibile, tra le lamiere e il vapore, grazie a un ufficiale che decise di trattare la realtà con la stessa precisione con cui si traccia una rotta sulla carta nautica.
Una fucina di talenti in ogni settore.
Nonostante il caso emblematico di De Robertis, l’algoritmo rivela come ogni angolo della provincia sia una fucina di personalità che il mondo ha deciso di non dimenticare.
I giganti delle istituzioni e del pensiero.
La politica e la giurisprudenza vedono protagonisti nomi che hanno segnato la storia d’Italia e d’Europa:
- Giuseppe Conte (Volturara Appula): la cui guida del Governo durante la pandemia lo ha reso un nome globale.
- Luigi Zuppetta (Castelnuovo della Daunia): giurista e patriota repubblicano.
- Donato Menichella (Biccari): l’uomo che guidò l’IRI e la Banca d’Italia nel dopoguerra.
- Mariateresa Di Lascia (Rocchetta Sant’Antonio): politica e scrittrice, voce potente del Meridione.
- Angelo Antonio Rossi (Bovino) e Lello Di Gioia (San Marco la Catola): rappresentanti della vita parlamentare moderna.
- Gustavo De Meo (Serracapriola): protagonista della politica e della giustizia costituzionale.
Cinema e spettacolo.
Il volto più noto in assoluto nel cinema, secondo l’indice di notorietà, è Michele Placido (Ascoli Satriano). Ma non è l’unico:
- Tommaso Ragno (Vieste) e Ivana Lotito (Manfredonia): volti intensi del cinema e della serialità contemporanea.
- Linda Moretti (Orta Nova): storica attrice teatrale e cinematografica.
- Francesco De Robertis (San Marco in Lamis): regista e sceneggiatore che ha segnato un’epoca.
L’anima musicale.
Dalle opere liriche al clubbing, la musica è il DNA della Capitanata:
- Nicola Di Bari (Zapponeta): il cantautore del sentimento popolare.
- Toni Santagata (Sant’Agata di Puglia): pioniere del cabaret e della musica folk in TV.
- Andrea Sacco (Carpino): l’anima dei Cantori di Carpino e della tradizione del Gargano.
- John Acquaviva (Orsara di Puglia): star mondiale della musica techno.
- Pasquale Stafano (Stornarella): raffinato pianista e compositore jazz.
- Leonard Vincent Falcone (Roseto Valfortore): maestro che ha portato il calore del Sud nelle università americane.
Scienza, sesign e fede.
L’algoritmo non dimentica chi ha esplorato l’ignoto, che sia attraverso la scienza o la fede:
- Raimondo di Sangro (Torremaggiore): il Principe di Sansevero, genio esoterico e inventore.
- Giuseppe Di Vittorio (Cerignola): il padre del sindacalismo italiano, simbolo universale dei diritti dei lavoratori.
- Nicola d’Apolito (Cagnano Varano): chirurgo e scienziato di chiara fama.
- Giacomo Micaglia (Peschici): gesuita e linguista fondamentale per le lingue slave.
- Isaac ben Melchizedek (Siponto): antichissimo studioso rabbinico del XII secolo.
- Michelangelo Manicone (Vico del Gargano): naturalista e frate che per primo studiò scientificamente il territorio.
Sul fronte della fede, la terra dei santuari brilla con San Francesco Antonio Fasani (Lucera), e i vescovi Raffaele Castielli (Faeto), Michele Di Ruberto (Pietramontecorvino) e Giuseppe Piemontese (Monte Sant’Angelo).
Sport, architettura e poesia.
Anche l’agonismo e le arti visive trovano spazio:
- Michele Pio Pirro (San Giovanni Rotondo): pilota e collaudatore Ducati in MotoGP.
- Alessandro Potenza (Apricena) e Giorgio Magnocavallo (Chieuti): protagonisti del calcio di Serie A.
- Pietro Gerardo Maiellaro (Candela): il “Maradona del Tavoliere”.
- Roberto Caruso (San Nicandro Garganico): ciclista che ha sfiorato l’iride mondiale.
Infine, la bellezza:
- Concezio Petrucci (San Paolo di Civitate): architetto e urbanista del Novecento.
- Giovanni Dotoli (Volturino): poeta e massimo studioso della cultura francese.
- Giacomo Strizzi (Alberona): la voce poetica dei Monti Dauni.
- Carlo Rossi (Celenza Valfortore): generale dell’Esercito, figura di spicco della storia militare.
I “falsi amici” dell’Algoritmo.

L’intelligenza artificiale, per quanto potente, inciampa talvolta nella toponomastica. L’articolo originale di Geppe Inserra mette in guardia da alcuni errori della mappa: la duchessa Maria Clementina d’Asburgo è nata a Firenze (Villa Poggio Imperiale) e non nel comune foggiano; lo scrittore Gian Francesco Biondi nacque sull’isola croata di Lesina; il pittore Coratoli era calabrese e non di Monteleone di Puglia.
In conclusione, questa mappa non è una classifica definitiva, ma una radiografia della memoria digitale. Ci ricorda che ogni angolo della nostra provincia, dal borgo più sperduto alla città capoluogo, ha seminato nel mondo idee, canzoni, leggi e bellezza. E ci offre una nuova prospettiva, dove la storia di Francesco De Robertis ci interroga su quanto siamo capaci di preservare e valorizzare la nostra stessa eredità culturale.
