La replica del sindaco di San Marco in Lamis, Michele Merla, agli attacchi di Angelo Cera si inserisce nel contesto delle polemiche sulla distribuzione dei fondi di coesione, con un’accusa diretta alle dinamiche politiche e alle presunte influenze territoriali.
Merla sottolinea che la mancata assegnazione di fondi al Gargano non è dovuta all’inerzia dell’amministrazione comunale, ribadendo che sono stati presentati progetti validi, poi scartati. La sua critica si concentra sul ruolo di Raffaele Fitto, Ministro per gli Affari Europei e le Politiche di Coesione, accusandolo di favorire il Salento a discapito di altri territori pugliesi. La frase polemica, “Perché non se lo fa dire dal suo amico Fitto,” evidenzia un clima di tensione tra amministrazioni locali e rappresentanti governativi, con accuse di favoritismo politico.
Merla contrasta l’accusa di inefficienza mossa da Cera, ricordando che il Comune ha ottenuto finanziamenti importanti dalla Regione Puglia, ma non dallo Stato, dove la presenza degli “amici” politici di Cera sembrerebbe, secondo Merla, aver penalizzato San Marco in Lamis e il Gargano. La chiosa amara, “Sarà un caso? Conoscendovi non crediamo,” rende esplicito il sospetto di una distribuzione influenzata da logiche politiche e territoriali.
Questa risposta evidenzia la crescente frustrazione per l’esclusione del Gargano dai finanziamenti e sottolinea le divisioni politiche interne che spesso complicano i processi di sviluppo e coesione territoriale.
La polemica tra Cera e Merla nata sui Fondi di Coesione, il Gargano quasi escluso del tutto dai finanziamenti regionali e nazionali.
Delusione e rabbia tra i comuni del Gargano per la ripartizione dei fondi di coesione regionali e nazionali. Nell’ambito dei 6,3 miliardi di euro stanziati per lo sviluppo e la riduzione delle disuguaglianze territoriali in Puglia, la Montagna del Sole è praticamente rimasta a secco, con l’eccezione di un finanziamento di 5 milioni di euro destinato a San Giovanni Rotondo per un progetto specifico.
Distribuzione diseguale: Capitanata e Salento in primo piano.
Molti fondi sono stati destinati a progetti nella Capitanata e nel Salento. Tra i beneficiari figurano Comuni come Zapponeta, Ordona, Candela, Ascoli Satriano e Apricena, che hanno ottenuto finanziamenti per interventi di sicurezza idrogeologica, impianti di depurazione e infrastrutture stradali, tra gli altri. Anche Manfredonia è stata inclusa con un progetto da oltre 6 milioni di euro per il riutilizzo delle acque reflue.
Il Gargano, invece, si trova ai margini di questo piano di investimenti. Molti sindaci locali lamentano di non essere stati coinvolti nella fase di programmazione. “Non ci hanno mai chiesto di presentare progetti,” ha dichiarato uno dei primi cittadini del territorio.
Il nodo del coinvolgimento e della programmazione.
La Regione Puglia ha sottolineato che la programmazione dei fondi è stata svolta in modo ampio e articolato, con il coinvolgimento di vari dipartimenti e soggetti istituzionali. Tuttavia, il Gargano sembra essere stato trascurato, con la mancanza di una rappresentanza adeguata nei tavoli decisionali.
Molti sindaci del Gargano, perlopiù di orientamento politico Pd-centrosinistra, si dicono delusi e sorpresi. Alcuni lamentano che le loro richieste siano state ignorate, mentre altri dichiarano di non essere stati nemmeno informati della possibilità di presentare progetti.
Critiche politiche e riflessioni sul futuro.
L’assegnazione dei fondi ha sollevato interrogativi sull’equità della distribuzione e sulla capacità di coordinare uno sviluppo omogeneo del territorio regionale. Il vicepresidente della Commissione Europea, pugliese e originario del Salento, è stato al centro delle polemiche, con accuse di favoritismo verso il proprio territorio.
La situazione del Gargano pone l’attenzione sulla necessità di maggiore trasparenza e inclusività nei processi decisionali, affinché anche le aree più marginali possano beneficiare di opportunità di sviluppo e coesione. “Non possiamo restare indietro in questo modo,” conclude uno dei sindaci del Gargano, chiedendo una revisione delle politiche regionali per il territorio.
