Il 9 agosto 2017 la strage nei pressi della vecchia stazione di San Marco in Lamis. Luigi e Aurelio Luciani furono uccisi perché testimoni involontari dell’agguato contro Mario Luciano Romito e Matteo De Palma. Nove anni dopo, la memoria torna a farsi impegno civile.
Nove anni sono trascorsi da quel 9 agosto 2017, ma il dolore per la morte di Luigi e Aurelio Luciani non si è mai spento. A distanza di tempo, il loro ricordo continua a rappresentare una ferita profonda per San Marco in Lamis, per il Gargano e per tutti coloro che credono nella giustizia e nella legalità.
Luigi e Aurelio furono vittime innocenti di una violenza mafiosa che quel giorno insanguinò le strade del territorio. I due fratelli si trovarono casualmente ad assistere all’agguato nel quale furono uccisi il boss Mario Luciano Romito e il cognato Matteo De Palma. Per essere stati testimoni involontari di quella mattanza, furono a loro volta brutalmente assassinati.
Una strage che sconvolse una comunità intera e che mostrò ancora una volta la capacità della criminalità organizzata di trasformare luoghi e persone comuni in bersagli di una violenza cieca.
Luigi e Aurelio, una memoria che non può diventare una semplice ricorrenza.
Il trascorrere degli anni non può trasformare quella tragedia in una semplice pagina del calendario. Ricordare Luigi e Aurelio significa, prima di tutto, restituire valore alle loro vite e alla sofferenza dei loro familiari.
Ma significa anche interrogarsi sul presente.
La memoria, infatti, non è soltanto commemorazione. È una scelta. È la volontà di non voltarsi dall’altra parte, di non accettare il silenzio e di non lasciare che la paura o la rassegnazione prendano il posto della partecipazione civile.
La mafia non colpisce soltanto le persone che vengono direttamente aggredite o uccise. Colpisce la libertà di tutti. Colpisce la fiducia nelle istituzioni, la possibilità di vivere e lavorare senza condizionamenti, il futuro dei giovani e la capacità di una comunità di sentirsi libera.
Il 9 agosto nel luogo della strage.
Anche quest’anno cittadini, associazioni e istituzioni sono chiamati a ritrovarsi nel luogo in cui Luigi e Aurelio persero la vita.
Un momento di memoria e riflessione che vuole andare oltre la semplice commemorazione. Ritrovarsi insieme significa riaffermare che quella storia appartiene all’intera comunità e che il ricordo delle vittime innocenti della criminalità organizzata deve continuare a essere accompagnato da un impegno concreto.
Essere presenti significa dire che Luigi e Aurelio non sono stati dimenticati.
Significa stare accanto ai loro familiari, custodire la verità della loro storia e continuare a chiedere giustizia, legalità e dignità.
La memoria come responsabilità collettiva.
Nove anni dopo, il loro nome continua a interrogare San Marco in Lamis e il Gargano.
Che cosa significa davvero ricordare una vittima innocente di mafia?
Significa non limitarsi a pronunciare il suo nome una volta all’anno. Significa costruire, giorno dopo giorno, una società nella quale la prepotenza non abbia l’ultima parola e nella quale le nuove generazioni possano crescere senza dover convivere con la paura e con la rassegnazione.
Significa sostenere chi denuncia, rafforzare la cultura della legalità, difendere le istituzioni democratiche e creare opportunità sociali ed economiche capaci di sottrarre terreno alla criminalità.
Perché la lotta alle mafie non riguarda soltanto magistrati, forze dell’ordine e istituzioni. È una responsabilità collettiva.
«Il modo più efficace di onorarli è esserci».
Il 9 agosto diventa così un appuntamento con la memoria, ma soprattutto con la responsabilità.
Cittadini, associazioni e istituzioni sono invitati a ritrovarsi sul luogo della strage per ricordare Luigi e Aurelio e per rinnovare un impegno che non può appartenere soltanto ai loro familiari.
Un impegno fatto di presenza, partecipazione e coraggio.
Perché ricordare significa scegliere da che parte stare.
Significa scegliere di non restare in silenzio. Di non cedere alla rassegnazione. Di non voltarsi dall’altra parte.
E significa continuare a costruire una comunità fondata sulla giustizia sociale, sulla dignità, sulla libertà e sulla legalità.
A nove anni da quella mattina di sangue, San Marco in Lamis torna dunque a pronunciare due nomi: Luigi e Aurelio Luciani.
Due fratelli. Due vittime innocenti. Due vite spezzate dalla violenza mafiosa.
Il tempo può allontanare una data, ma non deve cancellare la memoria.
Il modo più efficace di onorarli è esserci. E continuare, insieme, a seminare speranza e cambiamento concreto.
