Appuntamento oggi in Corso Matteotti 99 ore 18. Arrivano i Re Magi a San Marco in Lamis.
Era una notte calma, avvolta nel silenzio. Le stelle brillavano alte nel cielo, ma una, più grande e splendente delle altre, sembrava chiamare i cuori di tre saggi da terre lontane.
Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, ognuno re nel proprio regno e custode di saggezza antica, avevano interpretato i segni del cielo. Quella stella annunciava la nascita di un re che avrebbe cambiato il destino del mondo. Senza esitazione, si misero in viaggio, portando con sé doni degni di un sovrano: oro, incenso e mirra.
Il cammino era lungo e arduo. Attraversarono montagne innevate, deserti ardenti e fiumi impetuosi. Ma il bagliore della stella li guidava con una forza inspiegabile, un filo d’argento teso tra il cielo e la terra. Durante le notti, accampati sotto il cielo infinito, i tre re parlavano del significato del loro viaggio.
“Porto oro,” diceva Gaspare, “perché questo bambino sarà un re, e l’oro è simbolo della sua regalità.”
“Io porto incenso,” rispondeva Melchiorre, “per onorare la sua divinità. Questo bambino non sarà un re come gli altri; è un dono del cielo.”
“Io porto mirra,” aggiungeva Baldassarre, con un velo di tristezza nello sguardo, “perché ogni vita umana è intrecciata con il mistero della sofferenza e della morte. Ma questo bambino trasformerà anche la sofferenza in speranza.”
Dopo settimane di viaggio, finalmente giunsero a Betlemme. La stella si fermò sopra una piccola stalla, umile e modesta, e i tre re si guardarono sorpresi. Si aspettavano un palazzo, una reggia splendente, ma trovarono un bambino avvolto in fasce, sdraiato in una mangiatoia. Eppure, nei suoi occhi bruciava una luce più forte di qualsiasi stella.
Si inginocchiarono davanti a lui, offrendo i loro doni con mani tremanti. Maria e Giuseppe li accolsero con stupore e gratitudine, mentre il piccolo Gesù li osservava con l’innocenza di chi comprende tutto senza bisogno di parole.
Fu in quel momento che i Re Magi compresero che il loro viaggio non riguardava solo il portare doni, ma riceverne. Quel bambino, con la sua sola presenza, aveva riempito i loro cuori di una pace che mai avevano conosciuto
