L’ex deputato ed ex sindaco, oggi consigliere comunale di opposizione, contesta la scelta del nuovo stemma cittadino e allarga la critica alla gestione amministrativa: «Hanno cancellato un simbolo della nostra identità».

«Hanno tolto il leone dallo stemma di San Marco. In silenzio. Senza chiedere niente a nessuno». È un attacco diretto quello lanciato dall’on. Angelo Cera, consigliere comunale di opposizione, ex deputato, ex assessore regionale ed ex sindaco di San Marco in Lamis, dopo il recente conferimento ufficiale dello stemma e del gonfalone comunale.

Cera concentra la sua critica soprattutto sulla scelta di modificare l’emblema cittadino, eliminando il leone, elemento che, secondo l’esponente dell’opposizione, avrebbe rappresentato per generazioni una parte dell’identità della comunità sammarchese.
«L’ho detto in Consiglio comunale – afferma Cera – più di una volta. Che togliere il leone dallo stemma di San Marco era una scelta senza senso. Non mi hanno ascoltato. Come non ascoltano mai nessuno».

«Una decisione calata dall’alto».
Secondo l’ex sindaco, il problema non sarebbe soltanto rappresentato dalla modifica dello stemma, ma dal metodo con cui sarebbe stata assunta la decisione.
«Questo è il modo in cui questa amministrazione tratta la sua gente – sostiene Cera – decide da sola, di nascosto, e vi mette davanti al fatto compiuto».
Una contestazione che si inserisce nel dibattito apertosi in città dopo la definizione ufficiale dello stemma comunale e del gonfalone, attraverso il relativo decreto di concessione.
Per Cera, però, la questione assume un significato che va oltre l’aspetto araldico.
«Il leone c’era da sempre. Era il nostro. E l’hanno cancellato come si cancella una firma su un foglio, senza avere il coraggio di guardarvi in faccia e chiedervi cosa ne pensavate».
Dallo stemma alla città: «San Marco è diventata un dormitorio».
Nel suo intervento, l’esponente dell’opposizione allarga poi il campo della critica alle condizioni generali della città.
«Ma parliamoci chiaro, perché lo stemma è solo l’ultima», afferma Cera, che punta il dito contro quello che considera un progressivo impoverimento della vita cittadina.
Tra i temi sollevati dall’ex sindaco ci sono il decoro urbano, il trasferimento del mercato settimanale del mercoledì, la programmazione delle manifestazioni e il costo della Tari.
«La città è sporca», sostiene Cera, contestando anche la nuova collocazione del mercato, che a suo giudizio avrebbe penalizzato cittadini e ambulanti.
Poi il riferimento alle manifestazioni: «Le feste patronali? Sparite. L’estate? Nessuna programmazione, nessuna idea, il nulla».
Una critica che arriva proprio mentre in città è acceso il dibattito sulla programmazione degli eventi estivi e sulla capacità dell’amministrazione comunale di costruire un calendario capace di attrarre cittadini e visitatori.
Il nodo Tari.
Nel mirino di Cera finisce anche la fiscalità locale.
«E intanto la tassa sull’immondizia continua a salire mentre la città affonda», afferma l’esponente dell’opposizione, collegando l’aumento della Tari alla qualità dei servizi percepita dai cittadini.
Il tema dei rifiuti e della Tari è da settimane al centro del confronto politico cittadino, con maggioranza e opposizione che hanno espresso valutazioni profondamente differenti sulle scelte dell’Amministrazione.
«San Marco è diventata un dormitorio».
La fotografia tracciata da Cera è particolarmente dura.
«San Marco è diventata un dormitorio. Un posto dove si torna solo a dormire, perché vivere qui non lo rende più possibile nessuno».
Parole che trasformano la polemica sullo stemma in una più ampia critica politica alla gestione della città e alle prospettive future della comunità.
«Il prossimo sindaco rimetterà il leone al suo posto».
La parte conclusiva del messaggio guarda già alle prossime elezioni amministrative.
«Io sono stanco. E so che siete stanchi anche voi», afferma Cera, prima di lanciare una precisa indicazione politica sul futuro.
«Il prossimo Sindaco che voglio sostenere farà l’esatto contrario di questi. Rimetterà il leone al suo posto. Riporterà il mercato dov’è sempre stato. Ridarà a San Marco decoro, feste, vita, un futuro. E rimetterà i cittadini al centro, perché questa città è vostra, non la loro».
Un messaggio che, al di là della questione dello stemma, sembra voler aprire ufficialmente una nuova fase del confronto politico cittadino, con Cera che lega la battaglia sul simbolo della città a una più ampia idea di rilancio amministrativo e identitario di San Marco in Lamis.
La chiusura è affidata a una frase destinata inevitabilmente a far discutere: «Hanno cancellato un leone. Si sono dimenticati che i leoni, prima o poi, tornano».
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