Originario di San Marco in Lamis, il 47enne è tra i sette indagati nell’inchiesta del Ros dei Carabinieri su una presunta rete di spionaggio a favore della Russia. Ai domiciliari sono finiti due ex agenti dei servizi segreti.
C’è anche un sammarchese tra gli indagati nell’inchiesta sul presunto spionaggio a favore della Russia che ha portato all’arresto di due ex appartenenti ai servizi segreti italiani. Si tratta di Gianluca Nardella, 47 anni, originario di San Marco in Lamis, il cui nome compare tra le sette persone coinvolte nell’indagine coordinata dalla Procura e condotta dal Ros dei Carabinieri nell’ambito di un’operazione di controspionaggio.
Nardella è uno dei tre pugliesi iscritti nel registro degli indagati insieme ai foggiani Davide Piantanida, 46 anni, e al barese Giuseppe Tempesta, 55 anni. Nell’inchiesta figurano inoltre Antonio Guerra, 69 anni, originario di Bari, e il messinese Sergio Romeo, 57 anni.
Due ex agenti ai domiciliari.
Il giudice ha disposto gli arresti domiciliari per gli ex agenti dei servizi segreti Gavino Raoul Piras, 59 anni, originario della Sardegna, e Vincenzo Di Pasquale, di Matera, ritenuti dagli investigatori le figure centrali della presunta rete.
Le accuse, contestate a vario titolo agli indagati, riguardano il procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, lo spionaggio politico o militare e la rivelazione di segreti di Stato e di informazioni riservate.
I presunti scambi di informazioni riservate.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le informazioni riservate sarebbero state consegnate attraverso “pizzini”, piccoli biglietti manoscritti scambiati durante incontri in luoghi pubblici, tra cui bar e parchi.
In cambio dei documenti, uno degli ex agenti avrebbe ricevuto dagli 007 russi somme di denaro in contanti, pari a circa 4 mila euro per ogni consegna. Gli incontri sarebbero stati documentati dagli investigatori del Ros attraverso riprese video.
L’indagine e le parole di Crosetto
L’attività investigativa sarebbe partita oltre un anno fa dopo una segnalazione che ha fatto scattare l’operazione di controspionaggio. Secondo gli inquirenti, il principale referente nei rapporti con il presunto agente russo sarebbe stato Gavino Raoul Piras, che avrebbe gestito contatti e appuntamenti.
L’inchiesta è tuttora in corso e punta a ricostruire l’effettiva estensione della presunta rete e ad accertare eventuali ulteriori responsabilità.
Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, definendo quanto emerso “la punta di un iceberg gigantesco” e parlando della presenza di “nemici esterni e traditori interni pronti a vendere la propria nazione per soldi, potere o interesse personale”.
Al momento, è opportuno ricordare che la posizione di Gianluca Nardella e degli altri indagati è ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria e che, come previsto dall’ordinamento, tutti gli indagati devono considerarsi presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
Fino a condanna definitiva Nardella e gli altri indagati vanno ritenuti innocenti.
