Nel cuore dell’agro di San Marco in Lamis, dove il Gargano degrada dolcemente verso il Tavoliere delle Puglie, si erge Monte Granata. Questa località, situata sugli ultimi contrafforti meridionali del promontorio e a breve distanza dal suggestivo Vallone di Vituro, rappresenta un paradosso geografico e storico: un luogo dove l’industria estrattiva moderna convive con i resti silenziosi di una civiltà millenaria.

Un’oasi naturale nella fascia Pedegarganica
Nonostante la forte impronta lasciata dalle cave, Monte Granata custodisce un tesoro ecologico di inestimabile valore. È qui che sopravvive una delle ultime aree di vegetazione steppica della zona. Questo habitat, raro e prezioso, funge da testimone botanico di come doveva apparire il paesaggio secoli fa, prima delle trasformazioni agricole e industriali.
La scoperta: un insediamento dell’Età del Bronzo.
La vera sorpresa di Monte Granata, tuttavia, emerge dal sottosuolo (e dalle immagini satellitari). Gli studiosi hanno individuato un vasto insediamento risalente all’Età del Bronzo, che si estende per circa 500 metri. Non si tratta di un semplice villaggio di passaggio, ma di una struttura complessa che testimonia una presenza umana stanziale e organizzata durante l’Età dei Metalli.
Le Imponenti Fortificazioni.
L’abitato era protetto da un sistema difensivo monumentale, i cui resti lasciano ancora oggi a bocca aperta:
- Mura Megalitiche: strutture in pietrame a secco composte in alcuni tratti da grandi blocchi (megaliti).
- Dimensioni Record: le mura raggiungono in diversi punti lo spessore di 150 centimetri, a dimostrazione della necessità di difesa e del prestigio dell’insediamento.
- Torrette di Controllo: si ipotizza la presenza di torrette circolari di avvistamento, posizionate strategicamente per sorvegliare l’accesso al Tavoliere.
I misteri del tumulo e delle necropoli.
All’interno del perimetro difensivo spicca un grande tumulo di pietrame di forma ellittica. Si ritiene che sia il risultato del crollo di un’antica costruzione monumentale.
L’analisi dei rilievi satellitari ha inoltre rivelato la presenza di numerose tombe a tumulo sparse nell’area abitata. Questi elementi non sono solo siti di sepoltura, ma veri e propri archivi storici che confermano l’importanza sociale e numerica della comunità che abitava questi contrafforti migliaia di anni fa.
Un patrimonio da proteggere e studiare.
Monte Granata rappresenta un unicum nel panorama archeologico del Gargano meridionale. Tuttavia, la convivenza con le attività estrattive e il passare del tempo rendono urgente un intervento di tutela.
“È fondamentale che questo sito non resti un’ombra nelle immagini satellitari. Monte Granata merita campagne di scavo sistematiche, valorizzazione turistica e una protezione che ne preservi l’integrità storica e naturalistica.”
In un’epoca in cui cerchiamo di riscoprire le nostre radici, guardare verso le mura megalitiche di Monte Granata significa guardare verso l’alba della nostra civiltà sul promontorio del Sole.
