Gent. Redazione,
molte considerazioni si potrebbero fare in merito a quanto si va dicendo sul nuovo stemma del Comune, soprattutto in ordine alle vere emergenze e priorità su cui perdura il silenzio più assordante o in ordine alle tante questioni amministrative che meriterebbero, quelle sì, comunicati e conferenze stampa: penso solo al PNRR, ai circa 15 milioni di euro ricevuti e a come sono stati impiegati e con quali ricadute sulla nostra Città, oltre alle problematiche economiche, sociali e civili che altri hanno sottolineato in questa occasione.

Comunque, considerato che, a suo tempo, sulla questione dello stemma ho inviato all’assessore al ramo documenti che potevano aiutare in merito alla scelta di quello nuovo, ritengo doveroso far conoscere a tutti i cittadini questi documenti (naturalmente, è possibile che ve ne siano altri a me non noti).
Per questo allego quanto trasmesso al Comune, tramite PEC, in occasione della discussione prevista sull’argomento del consiglio comunale nel 2025.
Come ho fatto rilevare, nei documenti si alternano il leone rampante e quello con l’immagine del Santo. E se per quest’ultima soluzione bisognava propendere, sarebbe stato opportuno approfondire meglio, graficamente, il timbro dell’Universitas Sancti Marci in Lamis del 1807 apposto sul catasto murattiano (che speriamo sia ancora nell’Archivio Comunale). Preciso per i non addetti ai lavori, che il termine Universitas sta per l’attuale termine Comune.
Questo avrebbe consentito di evitare quello che io ritengo un errore, anche logico, presente nel nuovo stemma.
Il nuovo stemma, infatti, ritrae San Marco con il libro aperto su cui si legge Pax tibi Marce evangelista meus.
Ora, non ha molto senso che il Santo scriva sul suo Vangelo un saluto a sé stesso; saluto che, invece, si trova sempre nel libro che sorregge il leone. E questo perché la tradizione vuole che un angelo sotto forma di leone alato salutasse così l’arrivo del Santo a Venezia.
In merito, poi, al leone rampante, ho fatto notare che è presente nel frontespizio del Catasto Onciario del 1753, unitamente al sigillo (timbro) con il leone e il Santo.
Inoltre, in un documento del 1874, vi è la descrizione dello stemma, che era stato distrutto nei “giorni del brigantaggio” e che è stato usato fino ad oggi. Tale stemma si trova su tutte le deliberazioni comunali da quella data, più o meno, in poi.
Questo dato è importante perché a me sembra, ma potrei sbagliare anche se l’ho letto nelle carte sull’argomento, che, se uno stemma è stato usato da più di 100 anni (nel caso nostro sono almeno 150), può ottenere l’approvazione delle autorità preposte e, pertanto, non vi era un obbligo di modificarlo, anche se permane l’opportunità di risalire quanto più è possibile indietro nel tempo per ritrovare le proprie radici.
Un’altra questione da me posta riguardava la valutazione che bisognava fare circa la presenza del leone rampante sul monumento ai caduti, sulla facciata del municipio, oltre che su tutti i documenti comunali da almeno 150 anni.
Cordiali saluti.
Giuseppe Soccio


