Dopo le polemiche sul nuovo stemma e sul gonfalone di San Marco in Lamis, l’assessore alla Cultura Meriligia Nardella interviene per ricostruire l’iter che ha portato alla concessione ufficiale da parte della Presidenza della Repubblica. «Non c’è stata alcuna arroganza o presa di posizione: solo studio, lavoro e rispetto delle regole».


La questione dello stemma comunale continua a suscitare discussioni a San Marco in Lamis. Dopo la recente ufficializzazione del decreto di concessione dello stemma e del gonfalone, l’assessore alla Cultura Meriligia Nardella interviene direttamente per fornire alcuni chiarimenti e ricostruire il percorso amministrativo e araldico che ha portato all’approvazione definitiva.
Nardella, parlando a nome dell’intera amministrazione comunale guidata dal sindaco Michele Merla, sottolinea innanzitutto che l’iter non sarebbe stato il risultato di una scelta improvvisa o discrezionale, ma di un procedimento avviato da tempo e sviluppatosi attraverso diversi passaggi istituzionali.
«Per secoli utilizzato uno stemma senza concessione».
Uno dei punti centrali sollevati dall’assessore riguarda la necessità di una concessione ufficiale dello stemma.
Secondo Nardella, San Marco in Lamis avrebbe utilizzato per secoli uno stemma privo di una concessione ufficiale e, inoltre, non pienamente conforme ai criteri araldici richiesti, sia per quanto riguarda il disegno vero e proprio sia per gli elementi esterni che lo caratterizzano.
In particolare, l’assessore richiama la corona turrita, elemento che dovrebbe richiamare il titolo di Città, del quale San Marco in Lamis si fregia dal 1739 in virtù di un regio decreto.
Il riferimento al sigillo conservato all’Archivio di Stato.
Nel ricostruire la vicenda, Nardella spiega che l’Ufficio Araldica avrebbe richiesto al Comune di adeguare lo stemma a un modello ritenuto corretto, indicando come riferimento un preciso disegno riconducibile a un sigillo storico depositato presso l’Archivio di Stato.
È proprio questo elemento, secondo l’assessore, a rappresentare l’origine dell’attuale raffigurazione.
«Quello che definite “nuovo” stemma – spiega Nardella – altro non è che l’origine di tutto».
Il riferimento è a un sigillo nel quale compare San Marco Evangelista con penna e Vangelo, accompagnato dalla scritta “Pax Tibi Marce Evangelista Meus”, poggiato su una nuvoletta. Nella parte inferiore è raffigurato un leone passante, richiamato dall’assessore al leone alato marciano veneziano, mentre le lettere S e M identificano San Marco.
Gli aspetti relativi ai colori e alla terminologia propriamente araldica saranno, secondo quanto annunciato dall’assessore, ulteriormente illustrati in occasione della cerimonia pubblica e inseriti nello Statuto comunale.
«Una procedura lunga e complessa».
Nardella respinge quindi l’idea che l’amministrazione comunale abbia deciso autonomamente di modificare lo stemma della città.
«Nessuna amministrazione si alzerebbe la mattina per modificare arbitrariamente e senza regole procedurali uno stemma comunale», afferma l’assessore, ricordando come il procedimento abbia coinvolto diversi livelli dell’amministrazione.
Nel suo intervento vengono citati i passaggi in Giunta, in Commissione e in Consiglio comunale, oltre ai numerosi carteggi e ai contatti con l’Ufficio Araldica necessari per arrivare alla definizione del nuovo stemma.
Il decreto del Presidente della Repubblica.
Per l’amministrazione comunale, un passaggio decisivo è rappresentato dal decreto del Presidente della Repubblica che ha formalizzato la concessione dello stemma e del gonfalone.
Per Nardella, il decreto costituisce la conclusione di un percorso istituzionale e amministrativo che, proprio per la sua natura, non può essere considerato una semplice scelta grafica o politica.
«Un decreto del Presidente della Repubblica è un dato incontrovertibile di un lavoro serio che si è svolto con rigore», sottolinea l’assessore, ricordando il lavoro svolto in sinergia tra amministrazione, tecnici e uffici.
«Lo stemma è la carta d’identità della Città».
Nella parte conclusiva del suo intervento, l’assessore alla Cultura sposta l’attenzione dal confronto politico alla dimensione identitaria dello stemma.
«Lo stemma è un valore identitario serio, la “carta d’identità” della nostra Città che deve rappresentarci ovunque», afferma Nardella.
L’obiettivo, secondo l’amministrazione, è dunque quello di restituire allo stemma comunale un valore ufficiale e riconosciuto, nel rispetto delle norme araldiche e della storia della comunità.
«Ogni cittadino deve andare orgoglioso» dello stemma, conclude l’assessore, perché esso rappresenta «senso di appartenenza, nel rispetto delle regole».
La vicenda dello stemma, dunque, non sembra destinata a chiudersi con la sola concessione ufficiale. Il confronto pubblico resta aperto, ma l’amministrazione comunale ribadisce la propria posizione: il simbolo adottato non sarebbe il frutto di una modifica arbitraria, bensì l’esito di un lungo percorso istituzionale finalizzato a ricondurre l’emblema della città a una raffigurazione ritenuta storicamente documentata e conforme alle regole dell’araldica.


