Nel 2020, in un periodo segnato dall’emergenza sanitaria globale, la musica si è confermata ancora una volta un potente strumento di guarigione. Non solo per l’anima, ma anche per il corpo. Al Policlinico Sant’Orsola di Bologna, la terapia intensiva ha ricevuto un dono inaspettato ma prezioso: il brano “Risvegli”, composto dal musicista jazz Teo Ciavarella. Un gesto di solidarietà che mira a supportare il difficile processo di svezzamento respiratorio dei pazienti intubati a causa del Covid-19.
Musica e medicina: un connubio salvifico.
L’idea è nata dalla dottoressa Daniela Di Luca, coordinatrice del reparto di terapia intensiva del Padiglione 25 del Sant’Orsola. Convinta del potere terapeutico della musica, ha coinvolto Ciavarella in questo progetto innovativo. Il risultato è “Risvegli”, un brano jazz che, attraverso la sua struttura musicale e il ritmo calibrato, accompagna i pazienti nel delicato momento del risveglio dall’intubazione.
Secondo quanto raccontato da Ciavarella, il brano è stato costruito con particolare attenzione al ritmo e alla melodia, elementi fondamentali per stimolare il sistema nervoso dei pazienti. “Mentre equalizzavo il suono, guardavo il monitor che indicava i bpm, come se stessi cercando di armonizzare la musica con il respiro dei pazienti,” ha spiegato il musicista.
La consegna ufficiale e l’appello ai colleghi.
La consegna ufficiale del brano è avvenuta durante una visita di Ciavarella al Sant’Orsola, dove ha incontrato la dottoressa Di Luca e il personale medico. Il musicista ha poi lanciato un appello ai suoi colleghi, invitandoli a donare anche loro dei brani per supportare il percorso di guarigione dei pazienti.
Un progetto di solidarietà che cresce.
Il Lions Club Bologna San Luca ha deciso di sostenere questa iniziativa, donando al Sant’Orsola una collezione di lettori Mp3 con brani musicali dedicati ai pazienti della terapia intensiva. L’obiettivo è semplice ma potente: utilizzare la musica come strumento terapeutico, aiutando i pazienti a rilassarsi e facilitando il loro recupero.
La musica, in questo contesto, diventa molto più di un semplice intrattenimento: diventa parte integrante del processo di cura. E, come dimostrato dal progetto del Sant’Orsola, può fare la differenza anche nei momenti più difficili.
